Netanyahu avverte
Hamas e la Jihad Islamica
“Non provate a colpire Israele”

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Benjamin Netanyahu

 di Davide Frattini –
Nella disposizione dei leader intervenuti ai funerali per celebrare Soleimani stanno alle spalle della guardia del corpo che protegge Ali Khamenei, la Guida Suprema. E in seconda fila, verso la terza, vorrebbero restare pure nello scontro che potrebbe allargarsi a tutta la regione. Ismail Hanlyeh e Ziyad Al Nakhalah hanno glorificato a Teheran il generale ucciso, hanno però evitato di promettere che Hamas e la Jihad Islamica — sotto il loro comando — siano pronte a prendere parte alla battaglia.

Davide Frattini

Davide Frattini

Gli ufficiali israeliani hanno avvertito i gruppi palestinesi che spadroneggiano a Gaza poco dopo l’eliminazione del comandante iraniano a Bagdad: statene fuori. Un messaggio che i capi di Hamas sembrano disposti per ora a recepire, l’organizzazione sta trattando attraverso la mediazione egiziana una tregua di lunga durata con Israele.

Ziyad Al Nakhalah Ismail Hanlyeh

Ziyad Al Nakhalah e Ismail Hanlyeh

La Jihad ha il legame più forte con gli ayatollah e potrebbe ricevere la direttiva di attaccare il principale alleato degli americani in Medio Oriente con il lancio di razzi sulle città. I leader iraniani — speculano gli analisti israeliani — sembrano inclini a ritenere sufficiente questa prima rappresaglia contro le truppe statunitensi. Solo per adesso: nelle prossime settimane sul campo di battaglia possono decidere di scendere i sodali che proprio Soleimani ha coltivato e sponsorizzato in questi anni.

Sono loro che Netanyahu ha minacciato «Chiunque cercherà di colpirci riceverà a sua volta un colpo estremamente potente. In questa regione non c’è un giorno che sia simile a un altro. La lotta fra moderati ed estremisti prosegue accanita, l’Iran comprende che la forza principale dell’Occidente si trova qui nello Stato di Israele». il primo ministro e lo Stato Maggiore israeliani temono che un eventuale attacco possa arrivare dal fronte Nord, dal confine con il Libano e la Siria.

Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu visits Israeli soldiers of the IDF Gaza Division. November 12, 2013. Photo by Amos Ben Gershom/GPO/FLASH90 *** Local Caption *** áé÷åø øàù äîîùìä áðéîéï ðúðéäå áàåâãú òæä

È vero che i Pasdaran iraniani indicano come possibili bersagli Haifa e Tel Aviv, se gli americani dovessero rispondere al raid missilistico di ieri. Ma gli strateghi al quattordicesimo piano della Kirya, il Pentagono israeliano nel centro di Tel Aviv, sanno che resta più probabile un’operazione militare per procura. Una missione affidata ai gruppi sciiti che si muovono in Siria verso le alture del Golan o all’Hezbollah libanese: Hassan Nasrallah ha per ora minacciato «i soldati americani», per lui Israele è comunque il nemico di sempre.

Vladimir Putin, il presidente russo, avrebbe portato a Damasco anche un messaggio da parte di Israele: la risposta a un attacco dalla Siria bersaglierebbe le basi e le infrastrutture del regime. Un rischio che Bashar Assad, scampato a nove anni di guerra civile, sa di non poter correre, se vuole restare al potere.

 (Corriere della Sera)

 

 

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