Netanyahu e Orban
Insieme contro l’antisemitismo

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di Monica Perosino e Rolla Scolari

Era già successo un anno fa, quando la visita di Benjamin Netanyahu a Budapest – la prima di un premier israeliano dopo la caduta del comunismo – aveva suscitato aspre polemiche nella comunità ebraica per le posizioni del leader magiaro, accusato di antisemitismo. Ieri Orban è arrivato a Gerusalemme per una visita di tre giorni, un sigillo ai rapporti sempre più stretti con il premier israeliano.

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Monica Perosino

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Rolla Scolari

E come un anno fa, le critiche all’opportunità di una «amicizia» tra il leader dello Stato ebraico e il capofila dei politici della destra nazionalista d’Europa, non si sono fatte attendere. La paura della comunità ebraica ungherese – Mazsihisz, che con 100.000 membri è la più numerosa dell’Europa orientale – è che, nonostante i tentativi di Orban di smarcarsi dalle accuse di fomentare l’antisemitismo, la sua aspra posizione anti Soros, il filantropo ebreo «nemico numero uno dell’Ungheria», non faccia che gettare benzina sulle scintille di ultradestra che segnano il Paese magiaro.

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La comunità ebraica di Budapest

Un anno fa Orban aveva accolto Nenanyahu con la promessa pubblica di «proteggere» la comunità ebraica ungherese. E riferendosi alla collaborazione del suo Paese con i nazisti aveva sottolineato: «Durante la Seconda guerra mondiale abbiamo deciso, invece di proteggere gli ebrei, di cooperare con i nazisti. Questo non accadrà più».

Prima dell’arrivo di Netanyahu decine di operai avevano fatto sparire i manifesti della campagna elettorale di Fidesz, il partito di Orban, dove capeggiava il «nemico» Soros oltraggiato con graffiti raffiguranti svastiche e scritte come «l’ebreo che ride», «ebrei raus». Non solo: Orban si è espresso in sperticate e reiterate lodi a Miklos Horthy, alleato di Hitler, e promulgatore delle primi leggi conto gli ebrei nel 1921: «Statista eccezionale».
Manifesto-Anti-Soros-in-UngheriaIeri, in un raro comunicato di benvenuto, il ministero degli Esteri israeliano, retto ad interim da Netanyahu, spiega che la visita intende «promuovere le buone relazioni, espresse nel sostegno alle posizioni d’Israele nei forum europei e internazionali, e sottolinea l’importanza di continuare la lotta all’antisemitismo». Il riferimento è al fatto che i quattro Paesi Visegrad, di cui fa parte l’Ungheria, hanno bloccato un documento europeo di condanna del trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Le quattro nazioni sono per Netanyahu anche un alleato per indebolire le posizioni di altri membri europei nella difesa dell’accordo sul nucleare iraniano.

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Orban e Netanyahu

Orban da parte sua mira a riabilitare la propria immagine nei confronti degli ebrei ungheresi: «Sono orgoglioso del fatto che nel nostro Paese oggi ci sia una rinascita della vita ebraica, anche se ho sentito che ci sono difficoltà», ha detto recentemente. Un reportage dall’Ungheria pubblicato da Haaretz, quotidiano vicino alla sinistra israeliana, racconta di come nelle vie di Budapest si percepisca questa «rinascita», ma si chiede anche quanto sia artificiale: cartelloni pubblicizzano il festival della cultura ebraica, una scuola estiva sulla storia ebraica, il governo ha speso 14,5 milioni di dollari nella ristrutturazione di una storica sinagoga di Pest.

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Yad Vashem

Tuttavia, le preoccupazioni degli ebrei ungheresi restano alte, soprattutto dopo che una dichiarazione di sostegno dell’ambasciatore israeliano in seguito alle lamentele sulla campagna anti-Soros è stata smentita da Benjamin Netanyahu: la nota «non voleva delegittimare le critiche a Soros, che continuamente mina il governo democraticamente eletto di Israele finanziando organizzazioni che diffamano lo Stato ebraico».
Oggi a Gerusalemme, Orban vedrà Netanyahu, il presidente israeliano Reuven Rivlin e Meir Lau, uno dei rabbini capo d’Israele. Nel pomeriggio è prevista una visita al memoriale dell’Olocausto Yad Vashem. Venerdì Orban si recherà al Muro del pianto prima di ripartire per Budapest. Non è previsto alcun incontro con l’Autorità Palestinese.

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