Netanyahu, Morawiecki
e il dissenso dello Yad Vashem

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di Rolla Scolari –

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è nuovamente al centro di una controversia. Questa volta però non per accuse di corruzione e casi giudiziari. «Lo Yad Vashem contro Bibi», titolava ieri il sito del quotidiano liberal Haaretz. Il Memoriale della Shoah di Gerusalemme, quel museo dell’Olocausto adagiato su una delle colline che circondano la Città Santa, ha infatti attaccato la dichiarazione congiunta che una settimana fa è stata firmata dal premier israeliano e dal collega polacco.

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Il documento tentava di mettere fine a una lunga crisi diplomatica attorno al tema più delicato per Israele.

Lo scontro era nato all’inizio dell’anno, quando la Polonia ha presentato una controversa legge che prevedeva il carcere per chiunque suggerisse responsabilità della nazione europea nei crimini nazisti.

cq5dam.web.738.462Gli esperti del Memoriale della Shoah che hanno studiato per giorni la dichiarazione si rallegrano del fatto che l’emendamento proposto dalla Polonia elimini l’arresto per chi accusa il Paese di complicità con i nazisti, ma chi ha analizzato il testo dice che questo non è abbastanza: resta la possibilità infatti d’essere perseguiti civilmente – non più penalmente – e questo potrebbe andare a danno di ricercatori e accademici.

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A fare insorgere gli storici dello Yad Vashem sono anche alcune frasi contenute nella dichiarazione, definite «altamente problematiche». La squadra di studiosi parla di «gravi errori»: il documento contiene una narrativa che gli storici internazionali non sostengono da tempo, cioè che il governo polacco in esilio a Londra durante la Seconda guerra mondiale e le forze della resistenza abbiano fatto il possibile per far sapere all’esterno ciò che stava accadendo agli ebrei e per salvarli.

Gli studiosi dello Yad Vashem rispondo così: «Decine di anni di studi rivelano un quadro differente: l’aiuto dei polacchi agli ebrei durante l’Olocausto fu relativamente raro e gli attacchi contro di loro, omicidi compresi, furono un fenomeno diffuso».

PSS1485172009PS5885ed2944a87La controversia investe il premier Netanyahu politicamente, anche dall’interno della sua stessa coalizione.

Il ministro dell’Educazione Naftali Bennett, suo stretto alleato, ha preso le distanze dalla dichiarazione, definendola un «tradimento di quanti sono morti nella Shoah. Una disgrazia carica di bugie», e ha chiesto di affrontare la questione in parlamento. Dal centro, l’avversario Yair Lapid ha detto che il documento firmato dal premier «svilisce la memoria delle vittime».

  (Stampa)

 

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