Non è cultura, è un comizio
E ci sono anche quelli
che non volevano Israele al Salone

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di Giulio Meotti –

Questa di censurare libri e case editrici al Salone di Torino è da matti. Ai libri che non ci piacciono non diamo fuoco, semplicemente non li compriamo. A quando il bollino “Libro che nuoce gravemente alla salute”? “Libro islamofobo”? “Libro razzista”? “Libro sionista”?

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Il Salone del libro di Torino

Nella Opernplatz nazista, in Urss, nella Ddr, nella Cina di Mao, in Iran, in Arabia Saudita, si censurano i libri.

In Francia hanno processato decine di persone per “istigazione all’odio”, compresa Oriana Fallaci, che molti di quelli che a Torino hanno fatto i censori avrebbero volentieri chiuso in manicomio.

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Orriana Fallaci

Alla Fiera del libro di Francoforte gli editori ultra destrorsi li hanno fatti andare e in Germania “i fascisti” sono al 15 per cento. Perché le idee, anche quelle abiette, hanno diritto di circolare se non violano la legge, se non ci sono sentenze della magistratura.

Cesare Cases

Cesare Cases

È la differenza fra una democrazia occidentale e la Repubblica democratica tedesca che in costituzione si diceva “antifascista”.

Sul Salone di Torino, dove hanno presentato i propri libri brigatisti rossi e filo-islamisti verdi, è emersa anche tutta la banalità della nuova cultura di sinistra.

Nel 1981, sull’Espresso diretto oggi da un piccolo commissario del popolo, uno come Cesare Cases, fuggito dalle leggi razziali fasciste, perorava la ripubblicazione delle Bagatelle di Céline contro i “maestrini del pensiero”.

Saviano, Raimo e Murgia

Saviano, Raimo e Murgia

Altri tempi. Oggi ci sono Raimo, Saviano e Murgia e il coro dei piccoli moralisti borghesi di sinistra.

Poi mi domando. Se non hanno tenuto fermo con la libertà di espressione sulla presenza di una minuscola casa editrice a Torino, come potevamo sperare che tenessero su Charlie Hebdo, Rushdie e le vignette islamiche, ovvero la sfida del secolo alla libertà di parola in Europa costata tanti morti e scomparsi?

E sono alcuni degli stessi picchiatori ideologici che non volevano Israele al Salone. È un virulento e rozzo settarismo ideologico, dogmi corali di un conformismo banale e delirante e paura di una libertà che mette in crisi i deboli, i vili, i tesserati di partito, senza la protezione dei clic che li spalleggiano. Non è cultura, è un comizio. I cani senza collare li vogliono tutti al canile.

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