Non ho conosciuto i Giusti
Ma vado in giro per scuole
per farli conoscere ai ragazzi

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di Liliana Segre –

Purtroppo all’epoca delle persecuzioni non ho avuto la fortuna di incontrare i Giusti. E forse anche per questo ho sempre considerato l’indifferenza il peggiore dei mali, poiché ogni persona può sempre scegliere se andare in soccorso dell’altro o voltare la testa dall’altra parte. Per questo andando in giro nelle scuole, da nonna, cerco sempre di spiegare ai ragazzi che ognuno di loro sarà forse chiamato dalla vita ad avere coraggio e a doversi occupare di qualcuno che soffre ed è perseguitato. 

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Liliana Segre

A Milano, sul Monte Stella, esiste un luogo che racconta le storie degli uomini giusti che si sono messi in gioco per impedire che ebrei, armeni ruandesi, cambogiani, russi, subissero sterminii e persecuzioni.

zQuando vedo i giovani scoprire queste storie al Giardino dei Giusti, spero sempre che qualcuno di loro possa nella vita apprendere qualche cosa dagli esempi degli uomini migliori. Non ho mai capito perché questo luogo di riflessione, costruito con tanta passione da Gariwo, la foresta dei Giusti insieme al Comune di Milano e all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane abbia suscitato tante polemiche e ostacoli di ogni tipo. Ed ora mi sorprende che il Ministro dei beni culturali abbia deciso il blocco dei lavori di ristrutturazione approvati dall’amministrazione della città.

Mi sono battuta con tutta la mia anima per la realizzazione del Memoriale della Shoah, perché occorre trasmettere ai giovani la consapevolezza che il male si può sempre ripetere. Sono orgogliosa che la città lo stia realizzando e che migliaia di ragazzi lo frequentino. Vorrei essere altrettanto orgogliosa che Milano possa avere un Giardino dei Giusti amato da tutti, perché il più piccolo seme di bene piantato in un Giardino ci dà una luce di speranza per il futuro.

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Per questo, forse ingenuamente, mi appello a coloro che lo contestano perché riflettano sulle conseguenze della loro posizione.

Forse non se ne rendono conto, ma quando si usano, anche in buona fede, certe parole, si può generare una sfiducia verso un bene possibile di cui tutti abbiamo bisogno.

Mi appello soprattutto al Ministro Bonisoli, di cui è nota la sensibilità civile, affinché ascolti la voce di quanti, con così grande passione, hanno costruito in 18 anni il Giardino e la sua attività. Poiché viviamo fortunatamente in una società democratica, sono sicura che alla fine il buon senso potrà prevalere.

(Corriere della Sera)

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