Obama? Non lo iscriviamo
La rivincita della comunità ebraica

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di Gianpaolo Santoro –

L’ultimo discorso, la mozione degli affetti, le lacrime, l’abbraccio Michelle: la liturgia dell’uscita di scena dell’ex presidente Usa si è consumata, fra rimpianti e delusioni, applausi (dem) e sospiri di sollievo. Ora Obama torna ad essere un “uomo” qualunque, non l’uomo più potente della terra e la scena intorno a lui, come è logico che fosse, è cambiata completamente. Il Nobel per la Pace, il primo uomo di colore alla Casa Bianca, il grande manovratore della Primavera araba, ormai appartiene alla storia. Sbiadita. Il passato. Ma con un colpo di coda velenoso. La “sua” America che non ha posto il veto sulla risoluzione Onu contro Israele, stravolgendo rapporti, legami, vincoli storici.

FILE - In this June 4, 2011, file photo President Barack Obama gets away from the White House for an afternoon of golf at Andrews Air Force Base in Maryland, just outside of Washington. Presidents and House speakers have a history of complicated relationships. On Saturday, June 18, 2011, Obama and Speaker John Boehner will add their own chapter on the golf links, political opposites each trying to put a ball in the same hole. (AP Photo/J. Scott Applewhite, File)

L’Obama golfista

E veniamo all’Obama cittadino, l’uomo “qualunque”, quello che deve confrontarsi con la vita di tutti i giorni. Il Barack, insomma, che si organizza una vita meno caotica, che decide di dare pieno sfogo al suo hobby preferito, il golf, e che chiede l’iscrizione al Woodmont Country Club (nella foto in alto) fondato nel 1913 dalla comunità ebraica di Washington DC,  un country club di alto livello, una cascata di verde, un campo da golf straordinario, una cornice da sogno. Quota di iscrizione di 80.000 dollari, quote annuali di 10.000 dollari l’anno. Insomma non una sciocchezza, tutt’altro.

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Brian Pizzimenti

Bene. Avere un ex presidente degli Stati Uniti e Nobel per la Pace, fra i propri soci, è sempre qualcosa che da lustro e prestigio ad un sodalizio, insomma un’occasione  da sfruttare e prendere subito al volo.

E così logicamente sarebbe stato ha confidato Brian Pizzimenti amministratore delegato e direttore generale del club. “Anzi avremmo anche potuto pensare ad una iscrizione a titolo gratuito, uno socio “onorario” per non far par passare l’ex capo dello Stato ad una sempre “antipatica” votazione sulla sua ammissibilità al club, ma…”

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Ma la politica attuata da Obama negli ultimi mesi, il suo rapporto conflittuale con Benjamin Netanyahu, la sua ostilità nei confronti di Israele, la sua posizione filopalestinese, ha complicato di molto la sua richiesta di ammissione al Woodmont Country. Un consistente, grande numero di soci ha deciso di porre il veto all’uomo che non ha posto il veto alla famigerata risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2334.

No, loro un ex presidente degli Stati Uniti che ha girato le spalle e tradito Israele nel loro circolo non lo vogliono. Uno schiaffo colossale, uno smacco. Uno dei più esclusivi circoli della capitale della politica americana che chiude le porte al presidente uscente. Andasse a giocare a golf da un’altra parte. Magari all’Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya (si, insomma l’Hamas) club country di Gaza…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gianpaolo Santoro

Gianpaolo Santoro

Giornalista