Olivetti, “l’ebreo sovversivo”
che stava conquistando il mondo

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Adriano Olivetti

di Francesca Angeleri –

  Ieri sera in onda la fiction con Luca Zingaretti e Stefania Rocca dedicata all’industriale ebreo che trasformò l’azienda piemontese in un colosso mondiale. E in una fabbrica modello

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Adriano Olivetti, Luca Zingaretti

Le origini ebraiche Adriano Olivetti nacque a Ivrea (per la precisione sulla collina di Monte Navale), in Piemonte, nel 1901. Il padre Camillo Olivetti era ebreo mente la madre, Luisa Revel, era valdese. Il giovane Adriano non ricevette alcuna educazione religiosa ma riuscì a procurarsi un certificato di battesimo valdese che gli permise di sfuggire alle leggi razziali.

Frequentò l’Istituto Tecnico a Cuneo terminato il quale si arruolò volontario negli alpini. Il suo atteggiamento politico era di tipo interventista, condotta che lo accomunava al genitore. Si laureò in ingegneria chimica al politecnico di Torino. Del suo rapporto con il padre scrisse Natalia Ginzburg in «Lessico famigliare».

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La famiglia Olivetti

Il «sovversivo»  Da giovane collaborò con le riviste «L’azione riformista» e «Tempi Nuovi» (di cui Camillo era editore) entrando in contatto con Pietro Gobetti e Carlo Rosselli. La sua fu una militanza antifascista molto attiva che s’intensificò dopo l’uccisione di Giacomo Matteotti. Con Rosselli, Ferruccio Parri e Sandro Pertini partecipò alla liberazione di Filippo Turati. Nel 1931 la questura di Aosta lo definì un «sovversivo».

Il matrimonio con Paola Levi e il trasferimento a Milano non lo distolsero dai suoi valori: lì entrò in contatto con un’intellighenzia illuminata che lo avvicinò all’architettura, all’urbanistica, alla psicologia e alla sociologia che ne fecero l’imprenditore «illuminato» che tutti ricordano.

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La fabbrica modello  Divenne direttore della società Olivetti nel 1932 (dopo esserne stato prima un operaio) e in quell’anno lanciò la MP1: la prima macchina da scrivere portatile. Nel 1938 assunse la presidenza. Guidò l’azienda verso l’eccellenza tecnologica, l’innovazione e l’apertura ai mercati internazionali. Vinse il Compasso d’oro nel 55.

La sua fabbrica di mattoni rossi ha rappresentato un modello. Fondamentali erano per lui le condizioni dei lavoratori (ridusse orari di lavoro prima che la legge lo imponesse): miglioramento dei salari, servizi sociali, abitazioni, maternità, assistenza medica e molte altre cose venivano garantite agli operai. Nel 54 aprì sulla Fifth Avenue un negozio che Domus definì «un’invenzione inedita piena di valori poetici». Diventerà l’Apple Store più iconico al mondo.

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La morte improvvisa La sua poliedrica personalità lo porterà a occuparsi di molte cose tra cui cultura, riforme sociali e politica. A Ivrea nacquero servizi sociali per i suoi dipendenti che diventarono accessibili però per tutti. Olivetti morirà improvvisamente il 27 febbraio del 1960 in un treno da Milano a Losanna.

Lasciò 36mila dipendenti e un’azienda sana presente su molti mercati e un progetto culturale, sociale e politico ambizioso e di valore. Una tesi diffusa è che la Cia spiasse Olivetti. Pare che gli americani non gradissero molto un industriale italiano che aveva battuto General Eletric e Ibm nella corsa al cervello elettronico.

(Corriere della Sera)

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