Onu, “black list” Usa
per i Paesi contro
Gerusalemme capitale

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di Paolo Mastrolilli  –

“Prenderemo i nomi». «La minaccia dell’ambasciatrice americana Nikki Haley, diretta contro i Paesi che voteranno in Assemblea generale a favore della risoluzione che boccia il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, sta scuotendo l’Onu. Diplomatici di lungo corso raccontano di non aver mai visto prima un atteggiamento cosi abrasivo, che però ieri mattina è stato appoggiato dallo stesso Trump: «Questi Paesi prima ci chiedono milioni, anche miliardi di dollari, e poi ci voltano le spalle».

Paolo Mastrolilli xxxx

Paolo Mastrolill

Sullo sfondo c’è il sospetto che Haley prenda queste posizioni non solo per soddisfare il presidente, ma anche per preparare la sua candidatura alla Casa Bianca. Quando lunedì il Consiglio di Sicurezza aveva votato la risoluzione proposta dall’Egitto per bocciare la decisione di Trump su Gerusalemme, gli Usa si erano trovati completamente isolati. Anche la Gran Bretagna e l’Ucraina, oltre all’Italia, avevano votato contro Washington, e Haley aveva dovuto usare il veto per bloccare il provvedimento.
Dietro le quinte, durante la riunione a porte chiuse del Consiglio, Nikki era stata ancora più dura, attaccando direttamente i colleghi ambasciatori: «Lo prendiamo come un fatto personale. E un insulto che non sarà dimenticato. Vi consideriamo tutti responsabili».

indexOggi pomeriggio, su richiesta della Turchia e dello Yemen, lo stesso testo verrà discusso e votato in Assemblea generale. La risoluzione non cita gli Usa, ma sostiene che il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele è illegale, perché la città era stata occupata durante la guerra del 1967 e il suo status finale dovrebbe essere deciso nell’ambito del negoziato di pace.
La risoluzione in Assemblea non ha il valore legale del Consiglio, ma un forte peso politico.

Haley quindi ha inviato una lettera ai colleghi ambasciatori, che rasenta il tono minatorio: «Mentre considerate il vostro voto, vi incoraggio a tenere presente che il presidente e gli Stati Uniti lo prenderanno come un fatto personale».

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Donald Trump

Quindi ha spiegato che la decisione di Trump «non ha effetto sui negoziati riguardo lo status finale». Su Twitter, poi, ha ribadito l’avvertimento: «Ci segneremo i nomi». La lista sarà lunga, perché quasi tutti i 193 Paesi membri dell’Assemblea appoggeranno la risoluzione, inclusa l’Italia.

Ieri però il capo della Casa Bianca ha confermato la linea dell’ambasciatrice, aggiungendo la minaccia di togliere gli aiuti economici a chi tradirà Washington: «Prima ci chiedono miliardi di dollari, e poi ci votano contro. Lasciateli fare, risparmieremo un sacco di soldi».

Nikki Haley

Nikki Haley

II messaggio immediato era diretto all’Egitto, che ha promosso la risoluzione, ma non solo. Sullo sfondo, poi, c’è il sospetto che Haley prenda queste posizioni pensando alla sua probabile candidatura futura alla Casa Bianca, più che alle relazioni internazionali. Così come aveva fatto quando aveva sfidato Trump, dicendo che le donne che lo accusano di molestie devono essere ascoltate. La posizione su Gerusalemme, infatti, l’aiuta con la base degli evangelici, mentre quella sugli abusi le serve a non alienarsi l’elettorato femminile.

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