Ora gli ultraortodossi
hanno paura del virus
“Ma è troppo tardi…”

Mea-Sherim-corona

Un agente della polizia israeliana in servizio di pattuglia a Mea Shearim, quartiere ultra-ortodosso di Gerusalemme

“Sebbene vi siano ancora alcune comunità ultra-ortodosse minori che non obbediscono (alle norme anti-coronaviris), circa il 95% degli ultra-ortodossi adesso obbedisce e i loro rabbini hanno detto loro di farlo”. Lo ha affermato a radio Galei Tzahal Yehuda Meshi-Zahav, presidente e fondatore della onlus di pronto intervento Zaka ed ex membro di una setta estrema del mondo ultra-ortodosso.

Yehuda Meshi-Zahav

Yehuda Meshi-Zahav

“Ma è troppo tardi” ha aggiunto Meshi-Zahav, sottolineando l’alto tasso di contagi registrato nei quartieri ultra-ortodossi. “La comunità ultra-ortodossa è completamente sotto shock” ha continuato Meshi-Zahav spiegando che molti ultra-ortodossi si sentono personalmente ingannati dai rispettivi capi religiosi che all’inizio non li hanno informati né istruiti correttamente sul distanziamento sociale lasciando che continuassero a riunirsi in gran numero a dispetto delle norme governative.

Le autorità israeliane, coadiuvate dall’esercito, hanno imposto la chiusura della città ultra-ortodossa di Bnei Brak, la più colpita dal virus, bloccandone gli accessi al resto del paese e intensificando gli sforzi per fornire aiuti ai residenti. Provvedimenti analoghi sarebbero in cantiere anche per altre città e quartieri che risultano gravi focolai della malattia, molti dei quali abitati da numerose comunità ultra-ortodosse.

(Israelenet)

 

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