Ottanta Paesi al summit di Varsavia
per disinnescare la “bomba Iran”

Il segretario di stato Usa Mike Pompeo (a sinistra) con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

Il segretario di stato Usa Mike Pompeo con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato   che questa settimana incontrerà il vicepresidente americano Mike Pence e il Segretario di stato Mike Pompeo, nel quadro del summit ministeriale che si terrà a Varsavia il 13 e 14 febbraio con lo scopo di “promuovere un futuro di pace e sicurezza in Medio Oriente”. Dal canto suo, l’Autorità Palestinese ha rifiutato l’invito a partecipare alla conferenza di Varsavia e ha esortato i paesi paesi arabi a boicottarla.

Netanyahu ha detto che incontrerà anche altri leader, sebbene non abbia indicato esattamente quali. Al summit sono stati invitati rappresentanti di quasi 80 paesi, compresi gli stati arabi. “Il primo problema all’ordine del giorno sarà l’Iran – ha detto Netanyahu – Cioè, come continuare a impedire che si consolidi in Siria, come contrastare la sua aggressione nella regione e, soprattutto, come impedire all’Iran di procurarsi armi nucleari”. Oltre a incontrare Pence a Varsavia, Netanyahu ha in programma di incontrare il presidente degli Stati Uniti Donald Trump quando si recherà a Washington, alla fine di marzo, per partecipare alla conferenza annuale di AIPAC (American Israel Public Affairs Committee).

 Jason Greenblatt e Jared Kushner,

Jason Greenblatt e Jared Kushner

Alla conferenza di Varsavia è prevista la partecipazione di Jared Kushner, consigliere e genero di Trump, e di Jason Greenblatt, suo rappresentante speciale per i negoziati internazionali.

Secondo il quotidiano pan-arabo Al-Sharq Al-Awsat, edito a Londra, al vertice di Varsavia verranno istituite sei commissioni incaricate di studiare come “cambiare il comportamento dell’Iran nella regione” e affrontare temi come il terrorismo, l’estremismo, lo sviluppo di missili balistici, la sicurezza e la protezione dei passaggi marittimi, questioni relative ai diritti umani nonché le minacce poste in tutta la regione da milizie armate e gruppi terroristici al servizio di stati terzi.

Abu Mazen

Abu Mazen

“Saremmo molto lieti di sentire il punto di vista dell’Autorità Palestinese durante il dibattito – ha dichiarato Kushner – Ma voglio sottolineare che non si tratta di un negoziato bensì di una discussione, e che non vediamo l’ora di promuovere a Varsavia una conversazione costruttiva”. Durante lo scorso fine settimana, tuttavia, i rappresentanti palestinesi hanno detto che non parteciperanno alla conferenza patrocinata dagli Usa in Polonia sulla pace e la sicurezza in Medio Oriente, definendola una “cospirazione israelo-americana volta a liquidare la causa palestinese”.

La fazione di Fatah, che fa capo al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), ha anche accusato Israele e Stati Uniti di voler sfruttare l’evento per imporre il piano di pace in Medio Oriente che deve essere ancora annunciato all’amministrazione Trump.

Il segretario generale dell’Olp e capo negoziatore palestinese Saeb Erekat

l segretario generale dell’Olp  Saeb Erekat

In risposta all’invito degli Stati Uniti, il Segretario generale dell’Olp Saeb Erekat ha dichiarato che la conferenza di Varsavia “costituisce il tentativo di eludere l’iniziativa di pace araba e distruggere il progetto nazionale palestinese”. Erekat ha affermato che i palestinesi non parteciperanno alla conferenza e che “non hanno incaricato nessuno di parlare a nome della Palestina”. “La nostra posizione rimane chiara – ha twittato Erekat – Noi non parteciperemo a questa conferenza e ribadiamo che non abbiamo incaricato nessuno di parlare a nome della Palestina”.

Hussein al-Sheikh

Hussein al-Sheikh

Anche Hussein al-Sheikh, un altro funzionario dell’Autorità Palestinese, ha respinto l’invito ribadendo che l’Olp è l’unico soggetto che ha il mandato di rappresentare i palestinesi e di parlare a loro nome. Il portavoce di Fatah, Osama Qawassmeh, ha avvertito che qualsiasi palestinese o arabo che accettasse, quando verrà reso noto, l’accordo proposto da Trump, sarà accusato di tradire Gerusalemme e i Luoghi Santi islamici e cristiani. Anche Qawassmeh ha sottolineato che l’Olp è l’unica organizzazione che ha l’autorità di parlare a nome dei palestinesi.

L’Autorità Palestinese, che boicotta l’amministrazione Trump dal dicembre 2017, ha espresso il timore che l’obiettivo principale della conferenza di Varsavia sia quello di promuovere “la normalizzazione” tra Israele e paesi arabi. Nelle ultime due settimane, diversi rappresentanti dell’Autorità Palestinese hanno chiesto ai paesi arabi di boicottare la conferenza di Varsavia e di attenersi all’iniziativa di pace araba del 2002 che prevede di normalizzare i rapporti fra Israele e paesi arabi solo dopo il totale ritiro israeliano sulle linee armistiziali del 1949. Israele ha sempre obiettato che entità e modalità del ritiro devono essere oggetto di negoziato, e non di diktat.

Osama Qawassmeh

Osama Qawassmeh

Qawassmeh ha avvertito sabato che ogni leader arabo che incontrerà il primo ministro israeliano Netanyahu alla conferenza di Varsavia “pugnalerà alle spalle Gerusalemme e il popolo palestinese”. I palestinesi, ha aggiunto il portavoce di Fatah, si oppongono a qualsiasi forma di normalizzazione “con l’entità d’occupazione israeliana, perché ciò costituirebbe un omaggio gratuito a Tel Aviv”.

Il Ministero degli esteri dell’Autorità Palestinese ha accusato gli Stati Uniti di aver “dichiarato guerra alla giusta causa palestinese” e alle risoluzioni internazionali, sostenendo che gli Stati Uniti hanno convocato la conferenza a Varsavia nel quadro del loro sforzo per imporre “un nuovo ordine mondiale”. Il Ministero degli esteri palestinese ha messo in guardia tutti i paesi dal partecipare alla conferenza.

(Jerusalem Post)

 

 

Condividi