Perché era importante attaccare
la base siriana nei pressi di Homs

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di Lorenzo Vita –

Ci sono importanti novità sull’attacco israeliano alla base T-4 in Siria, avamposto delle forze iraniane nel Paese. Secondo quanto detto al Wall Street Journal da importanti funzionari dell’intelligence, non erano solo i droni ad essere l’obiettivo dei missili di Israele. Fra i bersagli del raid, infatti, c’è stato anche un nuovo sistema di difesa missilistica anti aerea che l’Iran era riuscito a portare nella base siriana.

Già la scorsa settimana, prima che il New York Times confermasse che la responsabilità del raid fosse israeliana, il quotidiano Haaretz aveva riferito che l’obiettivo poteva essere stato altro rispetto al solo arsenale di droni. Per quanto di fondamentale importanza, i droni iraniani rappresentano per Israele soltanto uno dei problemi in Siria. L’altro, correlato, è quello della libertà di movimento della sua aviazione. Una libertà messa a dura prova dalla presenza della Russia e, ancora di più, dall’arrivo del sistema contraereo iraniano.

I resti del caccia israeliano colpito in Siria lo scorso febbraio e precipitato in Israele

I resti del caccia israeliano colpito in Siria lo scorso febbraio

Secondo il Wall Street Journal, l’Iran ha iniziato a rafforzare le sue difese anti aeree a seguito dell’escalation di tensione iniziata con il famoso invio di un drone armato nello spazio aereo israeliano. Israele ha abbattuto il drone e si è vendicato con attacchi in Siria, durante i quali è stato abbattuto un F-16 israeliano. In quella fase, si ebbero già i sentori di una rinnovata tensione fra i due Stati.

Una tensione in cui la Siria sarebbe divenuta, purtroppo, un terreno di scontro fondamentale. Il popolo siriano, martoriato da una guerra devastante e fratricida, sembra infatti costretto a osservare il proprio Paese mentre diventa un laboratorio di guerre fra potenza regionali e internazionali.

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Benjamin Netanyahu alla Conferenza  di Monaco

Dopo quell’abbattimento, il governo israeliano ha iniziato ad alzare i toni contro l’Iran. Tutti ricorderanno il momento in cui Benjamin Netanyahu si presentò a Monaco in conferenza con un pezzo del presunto drone iraniano che aveva violato lo spazio aereo di Israele. E da cui partì il raid di rappresaglia.

E lo stesso governo israeliano ha iniziato da quel momento a chiedere agli Stati Uniti di fare qualcosa in più. Cosa che, in generale, non sta ancora avvenendo: Trump vuole ritirarsi dalla Siria e l’attacco di venerdì notte non ha colpito minimamente basi iraniane. E proprio per questo, l’esecutivo israeliano ha deciso di agire per conto suo.

Ma l’ha fatto condividendo le informazioni con il Pentagono, di cui ovviamente non può fare a meno nella sua strategia regionale. Infatti, sempre secondo il Wsj, Netanyahu ha chiamato direttamente Trump per informarlo che l’aeronautica israeliana avrebbe bombardato la base T-4. E ci sono stati anche contatti di alto livello fra la Difesa Usa e quella di Tel Aviv.

Trump

Donald Trump

L’obiettivo di Israele è ormai chiaro: evitare che l’Iran rafforzi la sua presenza in Siria. Quando ha sentore o prove sufficienti che la confermano, attacca. E lo fa colpendo in territorio siriano, dove rischia ogni volta di incendiare una polveriera dove si trovano tutte le potenze internazionali. E rischia soprattutto di scatenare quello che teme: la risposta dell’Iran.

In questo senso, Teheran si trova in una posizione scomoda. Se fa partire la rappresaglia, Israele può utilizzare il casus belli per far partire una contro-risposta immediata e molto incisiva. In questo, le Israel defense forces partono da una posizione di netto vantaggio.

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Hanno colpito, possono farlo di nuovo, e lo possono fare in un Paese in guerra. L’Iran no: se vuole colpire gli israeliani, lo può fan tutto questo, mentre Israele si comporta da attore autonomo, l’Iran deve stare attento a due attori e alleati. Da una parte, la Russia non vuole l’esplosione di un’escalation militare tra il suo alleato in Siria e Israele, perché rischia di vedere crollare la sua strategia siriana.

Dall’altro lato, Bashar al Assad sta faticosamente riuscendo a riconquistare il Paese e non può rischiare di avere una nuova guerra che rischi di scatenare un incendio in tutta la Siria portando nuovi raid e nuove truppe sul territorio siriano.re solo in Israele. Rischiando di scatenare una vera e propria guerra.

 

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