Perché la sinistra è contro Israele?

Napoli, bandiere rosse contro Israele

Napoli, bandiere rosse contro Israele

di Ugo Volli –

Spesso, nella polemica della sinistra contro Israele emerge un tema insidioso, che va discusso. E’ vero, ammettono questi critici, negli ultimi anni Israele ha molto migliorato i propri rapporti internazionali bilaterali. Lo stato ebraico ha ottimi rapporti economici con i giganti asiatici India e Cina, e ha migliorato molto anche le relazioni politiche; è appoggiato fortemente dall’America di Trump e dal governo australiano. In Brasile è stato eletto un presidente che proclama il proprio appoggio e che ha promesso di trasferire l’ambasciata a Gerusalemme come gli Usa.

Ugo Volli 3

Ugo Volli

Altri stanno seguendo. In generale le relazioni con i paesi sudamericani e africani sono diventate positive. Vi è soprattutto accordo con i più importanti stati sunniti (Egitto, Arabia, Stati del Golfo) tanto che vi sono state pubbliche conferme come il viaggio di Netanyahu in Oman.

Con la Russia sono emerse di recente alcune difficoltà, ma comunque la relazione è molto meno ostile che in passato. Anche con la Turchia i rapporti sono controversi, ma ci sono interessi economici e c’è un canale di comunicazione attivo. Restano nemici l’Iran e i suoi satelliti in Iraq, Siria, Libano, le varie organizzazioni palestiniste … e in modo diverso l’Unione Europea e i suoi stati governati dalla sinistra.

Benjamin Netanyahu, left, and President Trump

Benjamin Netanyahu e Donald Trump

Non vi è mai stata nella storia una situazione diplomatica più favorevole allo Stato ebraico. Questo i critici lo devono ammettere, perché è un fatto.

Ma dicono: chi appoggia Israele sono stati e governi dittatoriali. Che in Europa lo facciano l’Austria e l’Ungheria e la Polonia, non la Francia o la Germania; che si proclamino amici di Israele leader di destra come Trump e Bolsonaro, o Modi in India, sembra loro uno scandalo.

Che i politici più vicini a Israele siano anche in Italia nel centrodestra (Berlusconi e Salvini), non andrebbe visto come un merito di questi leader ma come una vergogna per Israele, che rivelerebbe la natura “fascista” del suo governo.

Benjamin Netanyahu e Narendra Modi

Benjamin Netanyahu e Narendra Modi

Il ragionamento non regge. E’ vero, purtroppo, che sempre più l’appoggio a Israele è una caratteristica dei governi e dei politici di destra. Ma questo pone una domanda che andrebbe posta piuttosto ai politici e ai governi di sinistra: perché appoggiano i terroristi di Hamas e Fatah e non Israele? Perché si sentono più dalla parte degli Hezbollah, proclamati terroristi anche dall’Unione Europea?

Perché soprattutto stanno dalla parte dei barbari governanti dell’Iran, che detengono il record mondiale delle esecuzioni capitali, uccidono i gay, opprimono le donne e le minoranze religiose come i ba’hai, conducono guerre imperialiste, organizzano attentati in tutto il mondo e anche in Europa, cercando con ostinazione di dotarsi di armamenti atomici e missilistici?

Jair Bolsonaro seen with Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu

Jair Bolsonaro e Benjamin Netanyahu

Perché con loro invece che con Israele, che è una democrazia pluralista vera? E’ colpa della sinistra, anche di quella democratica, aver abbandonato Israele in nome di un terzomondismo ideologico e anche un po’ razzista.
Ma comunque c’è una risposta anche per Israele. E’ vero, Israele ha rapporti diplomatici ed economici costruttivi con molti Stati che non sono democratici. Come li hanno tutti: basta pensare ai rapporti diplomatici con la Cina e col suo grande mercato, che nessuno si sogna di abbandonare solo perché nel grande paese asiatico non c’è traccia di democrazia.

Israele non ha certamente la forza per proporsi un programma “esportazione della democrazia”, come fece con scarso successo l’America di Clinton e di Bush e come ogni tanto, ma in maniera assolutamente capricciosa (o piuttosto seguendo riflessi imperialisti ed ideologici) prova a fare l’Unione Europea con i paesi che ritiene di voler e poter influenzare.
Al contrario Israele è un piccolissimo stato, che è da sempre oggetto di aggressione politica economica e militare da parte di paesi immensamente più vasti e popolosi. E da sempre cerca l’appoggio di chi ci sta, anche se il suo regime non gli piace.

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Durante la guerra di indipendenza, boicottato dalla Gran Bretagna e godendo di un appoggio americano molto parziale (perché il Dipartimento di Stato era contrario allo Stato ebraico), Israele comprò le armi che gli permisero di non farsi schiacciare, dalla Cecoslovacchia proprio nel momento in cui entrava nell’orbita sovietica.

Negli anni successivi Ben Gurion accettò l’alleanza dell’Iran oppresso dallo Scià, della Turchia sotto il tallone dei generali, affrontò una dura battaglia interna per avere rapporti diplomatici (ed economici, inclusi i rifornimenti militari) della Repubblica Federale Tedesca, che pure allora non aveva rotto la sua continuità statale col nazismo. Gli esempi si potrebbero moltiplicare.

263C’è un’altra considerazione da fare. Se delle forze politiche di destra cercano l’amicizia di Israele per mostrare un cambiamento e una lontananza dai fascismi, questo è un fenomeno positivo. Intanto perché la politica è fatta di atti pubblici, che determinano conseguenze, di schieramenti, di scelte che poi segnano i soggetti che li fanno.

 

Basta pensare, nel nostro paese, alle conseguenze della visita di Fini in Israele, quindici anni fa, che non cancellò certo le colpe del fascismo ma ridusse moltissimo gli spazi della possibile complicità dell’antisemitismo. Infine c’è un altro discorso da fare.

Vi è una strategia di delegittimazione degli avversari politici che la sinistra persegue sistematicamente con tutti, che qualcuno ha chiamato ironicamente “reductio ad hitlerum”: era fascista per loro Berlusconi, lo è Salvini, non parliamo di Trump, che continuano a definire antisemita nonostante la figlia convertita all’ebraismo e osservante e tutti gli atti che ha fatto per Israele e gli ebrei.

Federica Mogherini in Iran

Federica Mogherini al parlamento iraniano

E poi Orban, Bolsonaro, Kurz, i governanti polacchi, Wilders, tutti coloro che non seguono la loro linea politica. E’ una tattica che in realtà funziona poco e che ha anche il difetto di banalizzare la Shoà: perché se davvero, poniamo, si accetta l’idea che l’Ungheria attuale è come la Germania nazista. in fondo bisognerebbe credere che sotto il dominio di Hitler non sia successo niente di tanto drammatico, qualche legge contro gli emigranti o le fondazioni straniere. Che poi questi politici appoggino fattivamente Israele e che Israele li tratti di conseguenza, rende vuote queste polemiche. Salvo stabilire che la colpa è tutta di Netanyahu, anche lui ridotto da certi estremisti di sinistra “ad Hìtlerum”. Ma ormai così si arriva al grottesco.

(Shalom)

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