Perché oggi non possiamo
non dirci israeliani

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Maurizio C. Borra *

La Federazione delle Associazioni Italia-Israele rinnova il totale sostegno e l’amicizia allo Stato ebraico in occasione della ricorrenza dei 70 anni dalla sua fondazione.

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Maurizio C. Borra

Questa data è stata festeggiata dallo storico spostamento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme, capitale unica e indivisibile di Israele.

Ma è stata anche funestata dagli sconsiderati attacchi terroristici da parte del regime islamista di  Hamas a Gaza, che spinge la popolazione arabopalestinese, anche dietro la corresponsione di denaro, a penetrare dentro i confini dello stato ebraico per metterlo a ferro e fuoco, utilizzando migliaia di civili arabopalestinesi come scudi umani, da sacrificare senza alcuno scrupolo per enfatizzare al massimo i profitti mediatici degli scontri.

epa06728847 Palestinians protesters run for cover from Israeli tear-gas during clashes near the border with Israel in the east of Gaza City, 11 May 2018. Reports state that one protester was killed and more than 200 others were injured during the clashes along the border between Israel and Gaza Strip,Protesters plan to call for the right of Palestinian refugees across the Middle East to return to homes they fled in the war surrounding the 1948 creation of Israel. EPA/MOHAMMED SABER

L’assalto al confine di Gaza

Non è la prima volta che i terroristi arabopalestinesi sfruttano la popolazione civile come carne da macello e arma di propaganda per demonizzare Israele grazie ai media asserviti, prezzolati o ostili per le più svariate ragioni politiche, ideologiche o razziali.

Sappiamo quanto potente sia la macchina della propaganda arabopalestinese e i fondi cospicui che la foraggiano.

Risorse che certamente sarebbero meglio spese se indirizzate alla cultura e all’educazione alla libertà e alla democrazia dei giovani arabopalestinesi che, al contrario, sono cresciuti alimentati dall’israelofobia e da un odio antiebraico che non ha nulla da invidiare a quello nazista.

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Purtroppo questi scontri mietono vittime, ma la responsabilità di questi morti ricade solo su Hamas e sui regimi islamisti che stanno dietro a quel gruppo terroristico, che non vuole abbandonare l’obiettivo di cancellare lo stato ebraico nonostante il panorama geopolitico sia mutato radicalmente, con parte dei paesi arabi che, al di là delle dichiarazioni di prammatica, dimostrano chiaramente di non considerare più la cosiddetta ‘causa palestinese’, studiata ai suoi tempi a tavolino, strumentale ai loro obiettivi.

Israele si sta difendendo. Sta difendendo il suo territorio, le sue famiglie, i suoi bambini, ebrei, arabi, drusi e di tutte le etnie che risiedono in quel lembo di terra. Israele si sta difendendo come si è difeso in 70 anni di vita. Mentre avrebbe preferito la pace. E sta difendendo anche la nostra causa.

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La causa della democrazia occidentale messa continuamente a rischio dai fondamentalismi, dalle tirannie, dalle teocrazie. Israele siamo tutti noi assediati da chi non tollera libertà e democrazia.

Per questo non possiamo non dirci israeliani. Oggi più che mai. E anche l’Europa tutta, se davvero considera ancora la propria civiltà come l’origine dei diritti fondanti per ogni individuo, non può che sostenere Israele, abbandonando qualsiasi posizione di ipocrita, autodistruttivo e pericoloso cerchiobottismo.

Israele, forse, rimane l’unica vera idea di Europa.

 

*Presidente della Federazione Associazioni Italia Israele

 

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Maurizio Borra

Maurizio Borra

Avvocato, presidente Italia-Israele