“Perché su Pio XII Pezzetti sbaglia…”

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Adolf Hitler e Papa Pio XII

di Matteo Luigi Napolitano –

“La chiesa  non ha paura della storia”. L’annuncio di Papa Francesco di aprire gli archivi vaticani sulla seconda guerra mondiale ha riaperto l’endemico dibattito sul comportamento di  Papa PioXII, molto criticato, soprattutto,  dagli ebrei per il silenzio sull’Olocausto.  

Matteo Luigi Napolitano

Matteo Luigi Napolitano

Marcello Pezzetti, studioso della Shoah, con il quale ho collaborato in seno al CDEC qualche anno fa, è stato intervistato dal “Corriere della Sera”. Alla domanda: «Che cosa avrebbe potuto fare Pio XII, e invece non fece, per fermare la Shoah?».Ha risposto: «Scomunicare il nazismo».

ROME, ITALY - OCTOBER 31: Marcello Pezzetti scientific director of the Foundation Museum of the Holocaust during press conference at the Capitol, for the presentation of the "Journey of Remembrance" to be held from 6 to 8 November 2016, at Auschwitz and Birkenau with the students of the schools of Rome, the Jewish community of Rome and with the mayor of Rome Virginia Raggi on October 31, 2016 in Rome, Italy. (Photo by Stefano Montesi / Corbis via Getty Images)

Marcello Pezzetti

Lo stesso Pezzetti in qualche modo si è dissociato dalle considerazioni più drastiche della senatrice Liliana Segre, la quale in proposito ha detto che Pio XII avrebbe potuto «mettersi davanti al convoglio di 18 carri bestiame che nel 1943 tradusse ad Auschwitz i 1.024 ebrei catturati nel ghetto di Roma, compresi più di 200 bambini».

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Pezzetti infatti ha osservato: «Non ci si può aspettare questo da un papa. Sono gesti coraggiosi da film». E ha aggiunto che era vero che, per usare le parole pronunciate nel 1944 dal Rabbino Herzog, il popolo d’Israele non avrebbe mai dimenticato ciò che Pio XII e i suoi illustri delegati avevano fatto e stavano facendo «per i nostri sventurati fratelli e sorelle nell’ora più tragica». «Era vero – aggiunge Pezzetti – anche se ufficialmente il Pontefice taceva».

Come “persona informata dei fatti” devo dire che Pezzetti ha ragione su quest’ultimo punto. Mentre ha torto marcio (dimostrando d’essere a digiuno di teologia cattolica) quando dice che scomunicare Hitler sarebbe servito a qualcosa.

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Hitler, infatti, non era “comunicato”, anzitutto per i fatti che platealmente commetteva sotto gli occhi del mondo. Fatti per i quali non poteva essere “in comunione” con la Chiesa cattolica.
Di più. Hitler non era neppure cattolico. Le carte della nunziatura a Berlino ricordano che il suo Cristianesimo (non: cattolicesimo) era davvero “sui generis”. Per Hitler Gesù era nato non a Betlemme (perché sarebbe stato un ebreo!) quanto in un indistinto punto del circolo polare artico. Figurarsi! Cosa c’era da scomunicare?

Non pensi inoltre, Pezzetti, che tutti i conventi non sapevano cosa fare perché erano senza indicazioni come le suore dell’Istituto San Giuseppe di Chambéry, da lui citate.
Dai diari di casa di altri conventi emerge che le indicazioni sull’apertura delle porte agli ebrei provenivano da Pio XII. E non conosce, Pezzetti, il documento in cui si dice che degli ebrei ricercati erano ospitati persino nella Villa Pontificia di Castel Gandolfo; e non sa che Pio XII lesse quel documento?

16 ottobre 1943, il rastrellamento del ghetto di Roma

16 ottobre 1943, il rastrellamento del ghetto di Roma

Ma non è tutto. Dove finì la maggioranza degli ebrei romani, quel 16 ottobre 1943? Sarà svelato dalle carte vaticane il 2 marzo 2020. E ne scaturirà un dibattito sommamente interessante…

Come sarà interessante un altro punto: io l’ho dedotto dalle carte americane, ma quelle vaticane ci diranno molto di più. Ci diranno che per gli alleati la priorità era vincere la guerra, e non salvare gli ebrei prima di aver annientato la Germania. E ci diranno, io credo, che per il Vaticano era proprio l’esatto contrario.

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Matteo Luigi Napolitano

Anzi, potrebbe essere proprio questa la prima cosa a venir fuori il 2 marzo 2020, quando le carte di Pio XII saranno consultabili: un “alterco diplomatico” tra il più stretto collaboratore del Papa e un importante diplomatico alleato proprio su questo punto.

Qualcuno ha dichiarato alla “Repubblica” che le carte di Pio XII non ci daranno la cosiddetta “pistola fumante”.
Io più modestamente credo che la prossima apertura delle carte di Pio XII ci consegnerà persino la pallottola, nel momento di uscire dalla canna della pistola. Vedrà chi vivrà.

 

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