Quando le parole
fanno più paura delle pallottole

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Il rogo più grande avvenne il 10 maggio 1933 nell’Opernplatz berlinese

Ricordate i Bücherverbrennungen (i “roghi di libri”) concepiti ” per distruggere con le fiamme lo spirito maligno del passato” come solennemente affermò Goebbels nel suo celebre discorso all’Openrnplatz a Berlino davanti a quarantamila persone? Sì, quei giganteschi falò voluti dalla Germania nazista e organizzati dalla Deutsche Studentenschaft (Associazione degli studenti tedeschi) per bruciare i libri “contrari allo spirito tedesco”?

Abu Mazen

Abu Mazen

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Joseph Goebbels

Più di ottant’anni dopo, anche se viviamo nel villaggio globale, le parole continuano a far più paura delle pallottole. Il Goebbels del terzo millennio si chiama  Maḥmūd ʿAbbās, (conosciuto anche con la kunya Abū Māzen) il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese che ha chiesto che vengano puniti in modo esemplare i nove giornalisti arabi (provenienti da Marocco, Libano, Iraq, Yemen e Siria) che si sono recati in Israele per realizzare dei reportage dall’unica vera democrazia del Medio Oriente.

Una visita giudicata senza messe misure “una vergogna ingiustificabile e inescusabile”, al punto che il ministero dell’Informazione dell’Autorità Palestinese ha esortato l’Unione dei Giornalisti arabi a prendere “misure punitive e deterrenti” contro i giornalisti e contro le testate per cui lavorano. Ma non è tutto. Si vogliono anche giornalisti, ciechi, sordi e muti, cioè che cronisti che non devono raccontare, giudicare, scrivere. La paura della verità, di squarciare il velo dell’ignoranza.

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Il sindacato giornalisti palestinesi (un organismo col pensieri unico, quello Fatah) ha così messo in guardia i giornalisti palestinesi e arabi dal pubblicare notizie riprese dai mass-media israeliani, definendole “pericolose per il tessuto sociale e l’unità palestinese” e da utilizzare la terminologia usata dai mass-media israeliani che “offende la lotta e i sacrifici fatti dai palestinesi mentre affrontano l’arroganza dell’occupazione”.

E per chi si permette di infrangere le direttive che sono contrarie allo spirito palestinese (ricorda qualcosa?) sono annunciati severi e drastici provvedimenti. Qualcosa che assomiglia più ad una minaccia che ad un avvertimento.

(g.p.s.)

 

 

 

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Gianpaolo Santoro

Gianpaolo Santoro

Giornalista