Quei bambini morti due volte

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di Khaled Abu Toameh*

La tragica morte di tre fratellini palestinesi, in un incendio che distrusse la loro abitazione nella Striscia di Gazanella la scorsa primavera, ha dimostrato ancora una volta di che bassezze siano capaci i leader palestinesi per sfruttare i loro bambini per scopi politici e interessi meschini.

I tre bimbi della famiglia Abu Hindi – Mohammed di 3 anni, suo fratello Nasser di 2 e la loro sorellina Rahaf di appena due mesi – sono morti in un incendio provocato dalle candele utilizzate a causa delle ricorrenti interruzioni di energia elettrica nella Striscia di Gaza. La cristi energetica che Gaza sta affrontando è il diretto risultato della lotta di potere tra Hamas e l’Autorità palestinese, le due forze rivali palestinesi.

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Khaled Abu Toameh

Negli ultimi mesi, la crisi si è aggravata, lasciando gran parte della Striscia di Gaza senza elettricità per la maggior parte della giornata.

Hamas punta il dito contro l’Autorità palestinese per l’emergenza energetica, a causa della sua incapacità di coprire i costi del combustibile necessario per far funzionare le centrali elettriche della Striscia.

L’Ap ha ribattuto addossando la colpa alla “corruzione” e alla “incompetenza” di Hamas.

ATTENTION EDITORS - PICTURE 1 OF 18 OF THE WINNERS OF THE 56th WORLD PRESS PHOTO CONTEST 2013 Paul Hansen of Sweden, a photographer working for the Swedish daily Dagens Nyheter, has won the World Press Photo of the Year 2012 with this picture of a group of men carrying the bodies of two dead children through a street in Gaza City taken on November 20, 2012 and distributed by the World Press Photo Foundation February 15, 2013. Jury member Mayu Mohanna said about the photo: "The strength of the picture lies in the way it contrasts the anger and sorrow of the adults with the innocence of the children. It's a picture I will not forget." The prize-winning entries of the World Press Photo Contest 2013, the world's largest annual press photography contest, were announced today February 15, 2013. REUTERS/Paul Hansen/Dagens Nyheter/World Press Photo/Handout (GAZA - Tags: POLITICS CIVIL UNREST MEDIA SOCIETY TPX IMAGES OF THE DAY) ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. FOR EDITORIAL USE ONLY. NOT FOR SALE FOR MARKETING OR ADVERTISING CAMPAIGNS. THIS PICTURE IS DISTRIBUTED EXACTLY AS RECEIVED BY REUTERS, AS A SERVICE TO CLIENTS. NO SALES. NO ARCHIVES.

La famiglia Abu Hindi risiede nel campo profughi di Shati, dove vivono il leader di Hamas Ismail Haniyeh e altri dirigenti del movimento islamista. Ma a differenza degli alti papaveri di Hamas, questa famiglia non può permettersi di acquistare un gruppo elettrogeno in grado di fornire elettricità durante le interruzioni di corrente, pertanto essa, come del resto la maggior parte delle altre famiglie della Striscia, ricorre alla fonte di illuminazione alternativa più economica: le candele.

Quella fatidica sera, i tre bambini sono andati a dormire con le candele accese. Ore dopo, i corpicini carbonizzati dei fratellini sono stati tirati fuori dalla casa ancora in fiamme e avvolta dal fumo. In qualsiasi altro paese, la notizia di un incidente del genere sarebbe stata riportata come se si fosse trattata di una ordinaria tragedia, una di quelle che potrebbero accadere in città come New York, Londra o Parigi.

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Qui, invece, la morte dei tre bambini non è solo una tragedia personale qualunque. È stato un sacrificio di bambini: i tre fratellini sono stati sacrificati sull’altare della guerra che va avanti da dieci anni tra l’Autorità palestinese e Hamas. E questi piccoli non sono né le prime né le ultime di queste vittime.

In egual misura, l’Ap e Hamas sfruttano la tragedia di questa famiglia per diffamarsi a vicenda. Non si può dire che queste due fazioni abbiano vissuto in armonia fino ad ora. Ma denigrarsi politicamente a spese dei tre bambini morti ha raggiunto livelli ripugnanti.

Le piccole vittime sono state sepolte solo dopo che i leader di Hamas hanno puntato il dito  contro il presidente dell’Ap, Mahmoud Abbas, e il suo premier, Rami Hamdallah, ritenuti responsabili della crisi energetica nella Striscia di Gaza.

Il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha affermato che l’emergenza energetica fa parte del tentativo della leadership dell’Autorità palestinese di mantenere il blocco sull’intera Striscia. Egli ha spiegato che l’obiettivo finale dell’Ap è quello di vedere Hamas indebolito e rimosso dal potere a Gaza.

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Il premier palestinese, Rami Hamdallah e il presidente Anp, Mahmoud Abbas

Altri membri di Hamas hanno detto  che la crisi è la conseguenza diretta dell’insistenza dell’Autorità palestinese a imporre una tassa sul combustibile destinato alle centrali elettriche di Gaza, un onere finanziario che Hamas non può permettersi di sostenere a causa del già elevato costo del combustibile. Essi hanno anche asserito che la tassa è ingiustificata perché l’Ap, grazie a un accordo con Israele (dal quale acquista il combustibile) ottiene il rimborso dell’imposta. Inoltre, questi funzionari hanno sottolineato che l’Autorità palestinese non ha voluto chiedere a Israele di aumentare la fornitura di energia elettrica nella Striscia. E questo significa che Hamas non si assume alcuna responsabilità del fatto che due milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza trascorrono circa 12 ore al giorno senza elettricità. Invece, a loro avviso, l’emergenza energetica è imputabile esclusivamente a Mahmoud Abbas e al suo primo ministro, il cui unico interesse è quello di togliere il potere a Hamas.

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Ma dove sono andati a finire i milioni di dollari donati dalla comunità internazionale? A finanziare i terroristi e le loro famiglie? Quanto costano i tunnel, quelli che Hamas usa per lanciare attacchi terroristici contro Israele? Il denaro non potrebbe essere investito meglio evitando che i bambini muoiano nei roghi causati dalle candele?

I leader di Hamas hanno ben inscenato la loro campagna accusatoria. In una mossa senza precedenti, i membri mascherati dell’ala militare delle Brigate Ezaddin al-Qassam sono stati inviati a partecipare al funerale dei tre bambini. Erano presenti i capi di Hamas, come Ismail Haniyeh, che hanno offerto le condoglianze ai familiari. Letlecamere hanno ripreso tutto per dimostrare l’affiliazione della famiglia al movimento islamista, lasciando intendere che Abbas e la sua Autorità palestinese fossero i responsabili della tragedia.

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Anche l’Ap cerca di sfruttare la tragedia conducendo una guerra di diffamazione contro Hamas. Yusuf Al-Mahmoud, portavoce del governo dell’Autorità palestinese, ha respinto le accuse di Hamas. “I responsabili di questa tragedia sono coloro che continuano a tenere in ostaggio la popolazione della Striscia di Gaza”, egli ha detto riferendosi ai governanti di Hamas. “La tragedia di questi bambini a Gaza è la tragedia di tutti i palestinesi. Hamas è responsabile dell’attuale divisione (tra la Cisgiordania e Gaza.” Fatah, la fazione di Mahmoud Abbas, è perfino arrivata al punto di presentare il padre addolorato dei piccoli come uno dei suoi membri.

L’Autorità palestinese ora spera che la tragedia della famiglia Abu Hindi induca i palestinesi della Striscia di Gaza a ribellarsi a Hamas.

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Hamas si augura che la tragedia mini ulteriormente la credibilità dell’Ap tra i palestinesi, in modo che questi ultimi pensino che l’Autorità sia complice del blocco imposto a Gaza per impedire l’ingresso di armi.

Queste accuse e contro-accuse costituiscono un’ulteriore prova del fatto che l’Autorità palestinese e Hamas sono determinate a proseguire la loro lotta fino all’ultimo bambino palestinese.

Abbas però sta cercando di convincere il mondo intero ad appoggiare il suo piano di stabilire uno Stato palestinese sovrano in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. È difficile immaginare come egli sarà in grado di mettere piede a Gaza dopo questo funerale.

Ciò che è accaduto nella casa della famiglia Abu Hindi è un’inenarrabile tragedia familiare. Quello che sta accadendo ai palestinesi, che sono sempre stati guidati da leader a cui non è importato nulla del bene della propria popolazione, è una tragedia di proporzioni nazionali.

* è un giornalista che vive a Gerusalemme.

 

 

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