” Quel Patto è un’indebita ingerenza
dello Stato italiano nell’Islam”

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di Giuseppe De Lorenzo 

Il “Patto per l’islam italiano”, firmato dal ministro dell’Interno Marco Minniti e da 11 associazioni musulmane, ha visto la luce nemmeno un mese fa. Eppure già mostra le prime crepe. All’interno della comunità islamica, infatti, sono molte le anime che si oppongono a quella che considerano una indebita “ingerenza dello Stato nell’islam”. Rivendicandone la totale indipendenza.

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Giuseppe De Lorenzo

Brutta storia. Tra gli oppositori, spicca la frangia di italiani convertiti ad Allah guidata da Ahmad Ali Al-Adani, che tra le altre cose è l’imam dalla controversa Università Islamica d’Italia a Lecce. Una figura importante, accreditata all’interno di un fornito gruppo di convertiti italiani e che può diventare una spina nel fianco nel processo di integrazione che si sta cercando, con fatica, di attivare.

Al-Adani sul suo profilo Facebook critica apertamente l’accordo firmato il 2 febbraio e che prevede sermoni tradotti in italiano, la promozione dei valori come laicità e “parità uomo-donna”, la collaborazione contro il fondamentalismo e il registro degli imam. Un’opposizione pericolosa, che sembra evidenziare la deriva radicale di una fronda di convertiti italiani. I quali accusano “i musulmani d’Italia” di aver “modellato l’islam sull’eresia cristiana”, puntano alla divisione tra immigrati e italiani musulmani e propongono una totale separazione tra religione e “modernità”: “Se cerchi il riconoscimento dello Stato laico moderno – scrive Al-Adani – ti danno un dito e si prendono il braccio: “donne imamesse”, imposizioni linguistiche, effettivo commissariamento e tutto il resto”.

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Università Islamica d’Italia, Lecce

Nel suo decalogo contro il “Patto per l’islam” pubblicato su Facebook, Al-Adani si scaglia contro la volontà dello Stato di “interferire con l’autodeterminazione del musulmani”, invita i credenti a non partecipare a “programmi di formazione”, chiede agli imam di pronunciare il sermone solo “in arabo” e di fare proselitismo “senza alcuna ingerenza” governativa. Posizioni dure e che di certo non aiutano a diminuire i timori delle autorità sulle attività di alcune schegge impazzite di islam radicale. E forse non è un caso se in altre uscite sui social network Al-Adani ha definito il cristianesimo una “eresia”, ha invitato a “bastonare” un “falso imam” e ha accusato la guida religiosa di Lecce di essere “stipendiato dalla Digos” solo perché promuove un islam moderato.

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A dir la verità l’obiettivo dei convertiti italiani sembra essere quello di accaparrarsi i ruoli chiave nell’islam nazionale a scapito delle attuali organizzazioni guidate dagli immigrati. Intascandosi così i finanziamenti statali e virando la comunità musulmana su posizioni più estreme.

Su questo campo Al-Adani è sostenuto anche da un altro esponente della comunità leccese, ovvero Raffaello Villani. In un post su Facebook l’ex segretario dell’Università Islamica, noto per aver invocato una “soluzione finale per i sionisti” d’Israele scrive: “L’Italia musulmana agli italiani: è tempo che voi egiziani, marocchini, tunisini iniziate a lasciare i vostri posti di rappresentanza della fede islamica” così che “siano lasciati a noi”.

Il ministro Marco Minniti e i rappresentanti delle associazioni islamiche

Il ministro Marco Minniti e i rappresentanti delle associazioni islamiche

Sembra di sentire Salvini, e invece sono i fedeli di Allah col passaporto della Repubblica a voler mettere all’angolo gli immigrati. Situazione paradossale, ma reale.

Perché in fondo il ritornello è sempre lo stesso: è il potere che conta. E i musulmani italiani vicini all’Università Islamica sembrano volere conquistare spazio per far crescere “una leadership comunitaria” capace di riscrivere le regole del gioco. Quelle di una religione avulsa dalla modernità occidentale, pienamente italiana e che rigetti ogni attuale accordo con le autorità governative. Alla faccia dell’islam moderato.

(il Giornale)

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