Quel sistema integrato
che dà sicurezza a Israele

idf-spokeperson

di Francesco Palmas –

L’ondata di terrorismo inedito che sta investendo l’Europa con attacchi all’arma bianca, lupi solitari, ordigni non sempre efficienti e veicoli-killer ha risvegliato in molti l’interesse per il “savoir faire” israeliano, modello per antonomasia di gestione quotidiana del rischio terroristico.

Francesco Palmas

Francesco Palmas

Sul territorio nazionale ebraico, nei confini del ’67, a Gerusalemme est e sul Gole, l’esercito è invisibile. Non ci sono militari che pattugliano le strade, come in Francia, in Italia e in Belgio. Tranne rare eccezioni, la protezione dei luoghi sensibili è affidata a società di sicurezza private, onnipresenti anche sui mezzi di trasporto pubblico. Le telecamere fioccano, come gli occhi esperti. Sorvegliano le anomalie e le segnalano tempestivamente, si tratti di una valigia abbandonata o di un contenitore sospetto. I civili collaborano. È il concetto di “resilienza totale”, arma preziosa contro il terrore.

I controlli israeliani al valico di Kerem Shalom ... 2

I controlli israeliani al valico di Kerem Shalom

L’antiterrorismo interno è un affare del servizio d’intelligence Shabak, dell’unità d’elite Yasam, della polizia civile (Mishtarat) e della sua branca paramilitare (Magav). L’Home Front di Tsahal c’entra poco o nulla. Si occupa di difesa passiva, in caso di attacchi missilistici massicci. Al check point di Kerem Shalom, porta di Gaza, i “vigilantes” armati hanno fisionomia est-africana. Vengono da lì, reclutati e pagati per servire Israele e ovviare al sequestro di soldati autoctoni.

Ci sono cani anti-esplosivo, in dotazione alla polizia e a un’unità molto speciale dell’esercito: l’Oketz, i cui cani, pastori tedeschi e belgi, sono addestrati per compiti di antiterrorismo e per l’individuazione di armi o esplosivi. Parliamo di una delle più antiche forze speciali israeliane, oggi aperta anche al personale femminile.

Un agente della sicurezza con il cane anti-esplosivo all'interno dell'aeroporto

Un agente della sicurezza con il cane anti-esplosivo all’aeroporto

La società civile partecipa alla prevenzione antiterroristica, come visto prima. Il porto d’armi è concesso facilmente, in un Paese in cui tutti gli uomini servono per tre anni nelle forze armate e le donne per due. Siamo nel sancta sanctorum dei sensori e delle tecnologie innovative, che stanno fruttando.

ISA SHABAK seal1

Un gran numero di dati catalizzato da Internet è setacciato dall’Israel Security Agency per sviluppare indicatori d’intenzioni. L’esercito ha introdotto un sistema d’allerta che segnala gli individui potenzialmente pericolosi, indicando in certi casi perfino il luogo dove prevedano di attaccare, con quale mezzo e quali attività abbiano in itinere.

born to kill_jpeg

Sembra che fra l’anno scorso e quello in corso siano stati identificati così più di 2.200 sospetti, pronti ad uccidere con coltelli o veicoli-killer. Il Paese ha dovuto adattarsi a una minaccia mutevole nel tempo. È entrato nell’era dei “lupi solitari”.

Dall’ottobre 2015 a fine 2016, la Giudea, la Samaria e Israele hanno temuto l’emergere di una terza Intifada, con individui radicalizzati che hanno sferrato attacchi all’arma bianca, sparato fucilate, scagliato pietre, bottiglie incendiarie e lanciato sulla folla veicoli-killer. Sono spuntate barriere in cemento alle fermate dei bus.

 

Le zone di raduno e di assembramento sono state spesso interdette alla circolazione, con barriere filtranti e barricate.

Ronen Horowitz

Ronen Horowitz

Ronen Horowitz, ex capo della divisione d’information technology all’Israel Security Agency, parla di maglie ancora più strette, grazie ai Big Data e al Cloud. Mezzi che permetteranno la gestione comune di enormi database e l’elaborazione di analisi predittive, sincronizzando i dati di chi si sposta con quelli di chi fa acquisti sospetti (leggi grandi quantitativi di acetone o bombole a gas), e soprattutto di chi noleggia furgoni dal peso inferiore alle 3 tonnellate e mezzo, prediletti dai terroristi.

700x350c50

Nel frattempo, l’esercito ha inasprito i controlli “oltreconfine”. Ha imposto il pugno di ferro in Cisgiordania e smantellato le reti nascenti. Ma qui il gioco è facile.

L’Anp collabora e Israele ha forze di occupazione, con abbondanza di informatori, di human intelligence e di tecnologie di monitoraggio. Ha in mano l’amministrazione civile e un altro atout: gli anelli stradali che avvolgono i villaggi cisgiordani permettono la circolazione rapida dei soldati di Tsahal e l’eventuale accerchiamento. Metodi draconiani, in parte irreplicabili altrove.

  (Avvenire)

 

Condividi