Quella bomba al porto di Haifa
minacciata dal leader Hezbollah  

Hassan-Nasrallah

di Fiamma Nirenstein –

La ferita è gigantesca, le foto aeree mostrano un cratere di cui il pianeta stesso porterà la ferita per secoli, la scossa è stata udita fino a Cipro e in Israele. La struttura stessa del Libano come lo abbiamo conosciuto è in discussione, e il Paese già avvilito e impoverito dalla miseria e dalla morsa implacabile degli Hezbollah, in questo momento ha bisogno solo di solidarietà e di aiuto. Hezbollah, secondo molti giornali arabi, sembra abbia cercato di presidiare e gestire le rovine del porto subito dopo la scoppio. Ma limitiamoci alle cronache.

Fiamma Nirenstein

Nasrallah nel passato ha minacciato di distruggere Israele con un’esplosione massiccia nel porto di Haifa, usando i container di ammoniaca. «Abbiamo una bomba atomica», ha detto con strano senso dell’ironia. Il nitrato di ammonio dal 2009 è stato acquistato attraverso la Siria, e Hezbollah ha cercato di dominare il ministero dell’Agricoltura, dato che si tratta di materiale agricolo, per gestire il materiale altamente esplosivo. Ridendo il 16 febbraio 2016 Nasrallah disse «al porto di Haifa ci sono 15mila tonnellate di gas che esplodendo provocherebbero la morte di decine di migliaia di persone e ne colpirebbero 800mila. Non è una esagerazione dire che abbiamo una bomba atomica».

Il porto di Beirut dopo la duplice esplosione

Ci sono molti altri esempi di come Hezbollah si sia figurato l’accumulo di gas e ammoniaca come arma di distruzione di massa. Inoltre è noto che le 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio del molo 12 hanno provocato lo scoppio, e che ormai da molto tempo le denunce internazionali e anche i vani tentativi locali di frenare le frenetiche attività bellicistiche avevano denunciato il fatto che gli Hezbollah e i Quds iraniani avevano allungato le mani sul porto di Beirut, facendone un centro di traffico di armi e materiali bellici iraniani, e anche molte compagnie commerciali europee lo hanno usato per consegnare agli Hezbollah armi o materiali a doppio uso.

Questi dati uniti alla memoria e all’analisi attuale di cosa sono gli Hezbollah, aiutano a disegnare uno scenario in cui si capisce come il Libano, mentre ancora contempla le sue ferite, non può ignorare che il rumore dell’esplosione è collegata alla sua storia. La forza sciita nasce nell’82 come «Partito di Dio», prima gli sciiti erano semplicemente il 28,4% del Paese, terzo gruppo dopo i maroniti e i sunniti, uniti in partito etnico.

Dal tempo della prima guerra con Israele in cui afferrano la bandiera della «resistenza» per poi avviarsi a diventare i gaulaiter dell’Iran, si disegna una carriera di terrorismo di massa punteggiato da scoppi giganteschi, a Tiro 75 morti, a Beirut 307 americani più 53 francesi e via via con sequestri aerei, attacchi suicidi, rapimenti, traffici miliardari di droga e armi fino all’America Latina, un’armata che fa concorrenza all’esercito libanese.

Qassem Soleimani

Dopo la morte di Qassem Soleimani e del capo sciita iracheno dei Kataib Hezbollah, Abu Mahdi al Muhandis ucciso con lui dagli Usa, Nasrallah è e si sente, il maggiore leader sciita, lanciato alla conquista del mondo mediorientale e oltre. Ha un problema: deve restare nel suo bunker.

Ma le sue continue promesse e azioni contro Israele, i discorsi contro gli Stati Uniti e il piano di pace di Trump, fanno eco a un discorso strategico tenuto a una settimana dalla morte di Soleimani, a sua volta continuazione di un accordo firmato a Beirut.

Abu Mahdi al Muhandis

L’Iran, di cui si è definito «amico» e non proxy, sembra averlo incoronato leader della grande strategia verso lo stato islamico mondiale. Al centro, la distruzione di Israele. Adesso il mostruoso «bum» viene insieme alla crisi economica, alla crisi con Israele, al giudizio della Corte Criminale sull’assassinio di Rafik Hariri. Hezbollah non voleva causare lo scoppio spaventoso, ma è legato alle sue premesse e al suo rumore di tuono.

 

 (Giornale)

 

 

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Fiamma Nirenstein

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Giornalista