Quella lunga onda d’odio
di antiamericanismo e antisionismo

Minneapolis manifestazione per, George Floyd

di Gerardo Verolino –

A Minneapolis è accaduto un fatto di cronaca, indubbiamente, vergognoso. Un uomo di colore, George Floyd, dopo un controllo della polizia, muore soffocato sotto il ginocchio di un agente che lo tiene fermo per terra. Un chiaro abuso della polizia americana che ha scatenato la dura reazione della comunità e la ferma condanna del presidente Trump.

Gerardo Verolino

Ma, come al solito, quando, ogni tanto, capita, purtroppo, un errore del genere della polizia, e a farne le spese è un uomo di colore che subisce percosse o, addirittura, finisce ammazzato dagli agenti americani, parte la solita macchina dell’indignazione collettiva che non se la prende col singolo agente che ha sbagliato ma estende l’accusa all’America tutta tacciandola di essere uno Stato criminale, alle istituzioni di essere corrotte, alla società di essere marcia, al capitalismo di essere fallimentare, e, dulcis in fondo al presidente in carica, Donald Trump di essere un fascista che gode ad aizzare la polizia contro i poveri neri.

La morte di George Floyd

Eppure, nel 2015, sotto la presidenza dell’afro, Barack Obama, un giovane nero di 19 anni, Anthony Robinson, viene ucciso dalla polizia in Wisconsin mentre le violenze interrazziali sono in aumento, dalla Louisiana al Minnesota, da Ferguson in Missouri a Baltimora in Maryland, al punto che Anthony Kapel Van Jones, ex consigliere della Casa Bianca ammette che “Barack Obama è stato il presidente di tutti tranne che di noi afroamericani”.

Anthony Robinson

Stessa cosa avviene quando, in Israele, qualcuno viene fermato dai militari israeliani in modo più energico del solito, senza pensare che tra loro spesso può nascondersi un terrorista che, senza farsi tanti scrupoli, è pronto ad uccidere o a farsi esplodere con un esplosivo, a sangue freddo.

In questo caso, la fantasia degli indignati in servizio permanente effettivo si sbizzarrisce al punto che un banale controllo diventa un omicidio politico fino alla parossistica menzogna di affermare che “gli israeliani ammazzano i bambini”.

Donald Trump e Barack Obama

Di conseguenza, Israele è uno Stato nazista, il governo tiene i palestinesi in prigionia e Netanyahu è un criminale di guerra che deve essere portato subito davanti al Tribunale dell’Aja.

L’antiamericanismo, che oggi più che mai si sposa all’antisionismo, ha radici profonde come ricorda Massimo Teodori in “Maledetti americani” o come ricorda un recente libro di un professore dell’Università di Princeton, Andrei Markovits, “Why Europe Dislikes America” quando afferma che “Israele, a causa della sua associazione con gli Stati Uniti, è di fatto, percepito dagli europei potente quanto l’America, essendo l’uno estensione dell’altro e viceversa”.

Gino Boccasile,

L’odio è antico e le manifestazioni d’intolleranza sono numerose. Gino Boccasile, ad esempio, il grande illustratore, raffigura l’esercito americano, nel ,45, composto da stupratori e saccheggiatori.

Ma il pregiudizio accomuna tutte le culture in Italia, tranne quella liberale. Da quella cattolica (all’inizio del 900, la “Civiltà Cattolica”, il giornale dei gesuiti, parla, apertamente di “morbo americano” mettendo in guardia dallo stile di vita americano in cui, ad esempio una donna emancipata che lavora e divorzia è un cattivo esempio così che il way of life americano porta “germi di corruzione” fino alle critiche di Dossetti e Gronchi); a quella comunista (Ingrao da del nazista al Presidente Truman e il socialista Lelio Basso parla, spregevolmente,  di “colonizzazione americana” mentre le manifestazioni pacifiste sono sempre orientate contro l’imperialismo americano, “Yankee go home!”.

Manifestazioni nelle quali si annida il fior fiore dell’intellettualità italiana: da Zavattini a Pavese, da Guttuso ad Alicata, da Ranuccio Bianchi Bandinelli a Ruggero Zangrandi) a quella di estrema destra (per Mussolini, la Costituzione americana porta al potere le plutocrazie, Julius Evola in “Americanismo e bolscevismo” mette, addirittura, sullo stesso piano comunismo e americanismo, o Martin Heidegger che sostiene che l’Europa è stretta “nella grande tenaglia fra Russia e America”, cioè fra totalitarismo sovietico e regime monopolista, e, in tempi recenti, intellettuali italiani come il medievista Franco Cardini e il giornalista Marcello Veneziani di “Non voglio fare l’americano” hanno mostrato una malcelata insofferenza verso gli Stati Uniti e la sua cultura popolata da “androidi yankee, bevitori di Coca Cola, divoratori di hot dog e televisione” mentre i dirigenti missini, in tempi recenti, dicono “né con Washington né con Mosca).

Peccato che tutti quelli che puntano il dito contro l’America a causa di alcuni sporadici episodi che possono capitare in tutti gli Stati del Mondo, comprese le evolute democrazia americana ed israeliana, sono le stesse che, ad esempio, negli ultimi due mesi non hanno detto una parola, una, di condanna per i tanti abusi che la polizia italiana (per chiara volontà del governo di cui eseguono gli ordini) ha perpetrato nei confronti di inermi cittadini che uscendo per fare la spesa od esercitando il loro, legittimo esercizio della libertà, venivano trattati come incalliti delinquenti da vessare, perseguitare ed esporre al pubblico ludibrio.

Peccato che si siano girati dall’altra parte quando migliaia di loro connazionali subivano mortificanti controlli da parte delle forze dell’ordine che, come abbiamo visto in tanti filmati circolati in rete, si è accanita contro tanti poveri cittadini,  bloccati e ammanettati a terra per i più futili motivi, finendo per assomigliare ad una sorta di polizia politica al servizio di un governo autoritario, o quando qualcuno ha dovuto subire anche la degradante violenza di un trattamento sanitario obbligatorio, come se un cittadino che esce di casa costituisca un pericolo per la società.

La rivolta democratica di Hong Kong

Talvolta  essi stessi si sono sostituiti agli agenti o si sono rivestiti del ruolo di poliziotto del popolo decidendo chi e come deve entrare in un supermercato e godendo da matti a spiare e segnalare agli agenti chi era uscito una volta di troppo di casa.

Ma la cosa assurda è che a criticare gli Stati Uniti o Israele sono coloro che inneggiano a “democrazie popolari” come quella cinese, regime, che proprio in questi giorni sta reprimendo, nel silenzio assordante degli indignati, la rivolta democratica del popolo di Hong Kong, e nel cui Stato, ai cittadini, vengono inferte, quotidianamente violenze, abusi o “rieducazioni” da parte dell’autorità politica e, dove può capitare anche che qualcuno, all’improvviso, scompaia, senza che di lui si sappia più nulla in eterno. Indignati sì, ma a corrente alternata.

 

 

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