Quella Palestina che fabbrica
kippot per Israele
Dal boicottaggio alla collaborazione

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Cosa c’è di più gustoso di un fallimento epico del movimento internazionale che cerca in tutti i modi di screditare, danneggiare e colpire lo stato ebraico? Una delle consuetudini più simpatiche, per chi visita per la prima volta Israele, consiste nell’acquistare una kippah, il famoso copricapo ebraico. Le kippot sono disponibili ovunque e per tutte le tasche. Nei luoghi sacri, come il Muro Occidentale di Gerusalemme, sono prestate gratuitamente in occasione della visita; ma vale la pena di comprarne una nei tanti negozietti dei vicoli della capitale per portarla a casa come ricordo di questa straordinaria esperienza.

kippot-shrugot-rita-adamsSuccede talvolta che la produzione domestica è insufficiente a soddisfare la domanda; sicché Gerusalemme si rivolge all’estero, da cui importa una parte considerevole delle kippah. Fin qui nulla di strano, se non fosse che una parte di esse proviene dalla vicina Striscia di Gaza. Proprio così: in un campo profughi di al-Shati, assurto due anni fa agli onori della cronaca, le macchine lavorano incessantemente per produrre kippot che saranno vendute al vicino Israele.

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Campo profughi di al-Shati

È il massimo del paradosso, e mai ci si potrebbe immaginare che un territorio governato dai terroristi di Hamas possa collaborare economicamente con i vicini israeliani; ma la crisi fa miracoli.

La qualità della manifattura è apprezzata, e la prossimità riduce drasticamente i costi di trasporto.

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Il valico di Kerem Shalom

Le kippot giungono in Israele transitando dal valico di Kerem Shalom, attraverso il quale tutti i giorni generi di prima e seconda necessità raggiungono dallo stato ebraico l’enclave palestinese (il valico egiziano di Rafah essendo invece quasi sempre chiuso, creando non pochi disagi alla popolazione palestinese).

La fabbrica in questione, situata per ironia della sorte vicino alla casa natale di Ismail Haniyeh, ex leader di Hamas, da’ lavoro ad una cinquantina di dipendenti, e produce dalle 5 alle 10 mila kippah al mese. L’economia porterà la pace? chi lo sa, dopotutto un vecchio adagio sostiene che dove passano le merci non passano gli eserciti… Speriamo che i boicottatori non se ne accorgano. Per i bene dei palestinesi, s’intende…

(Il Borghesino)

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