Quella rivolta del ghetto
che ha fatto la storia

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di Giovanni Aprile –

Dopo le deportazioni, il 28 luglio 1942, diverse organizzazioni clandestine ebraiche crearono un’unità armata di autodifesa, nota con il nome di Organizzazione Combattente Ebraica (Zydowska Organizacja Bojowa; ZOB). Secondo stime approssimative, al momento della sua formazione, la ZOB aveva circa 200 membri. Il Partito revisionista (sionisti di destra conosciuti come Betar) formò un’altra organizzazione di resistenza, l’Unione Combattente Ebrea (Zydowski Zwiazek Wojskowy; ZZW). Nonostante le tensioni iniziali tra ZOB e ZZW, entrambi i gruppi decisero di collaborare per opporsi ai tentativi tedeschi di distruzione del ghetto.

Stroop Report 2/4 Record Group 038 United States Counsel for the Prosecution of Axis Criminality; United States Exhibits, 1933-46 HMS Asset Id: HF1-88454435 ReDiscovery Number: 06315

Con “Rivolta del ghetto di Varsavia” si intende la ribellione compiuta dalla popolazione ebraica reclusa all’interno del ghetto della capitale polacca contro l’occupazione tedesca durante il secondo conflitto mondiale.

Nella Ribellione avvenuta dal 19 aprile al 16 maggio 1943,  vennero uccisi circa 13mila ebrei per mano nazista in seguito alla repressione voluta dal Reich: 7mila vittime di esecuzioni all’interno del ghetto, 6.000 che morino in conseguenza di incendi o tra le macerie degli edifici distrutti. A questi vanno aggiunte 6.929 persone che vennero deportate prima e uccise poi a Treblinka. Il ghetto venne interamente raso al suolo e i suoi 42.000 abitanti superstiti furono dispersi nei  vari campi di sterminio.

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La rivolta del ghetto di Varsavia è divenuto uno degli emblemi della Seconda Guerra Mondiale e della feroce spietatezza della Germania nazista nella realizzazione della Soluzione Finale.

La ribellione ebbe inizio alle sei del mattino del 19 aprile, durante Pesach, la Pasqua ebraica, quando, una colonna di soldati tedeschi stava percorrendo via Nalewki e all’altezza dell’incrocio con via Gesia venne attaccata da spari, granate provenienti dalle finestre e bottiglie incendiarie.

Mordecai Anielewicz

Mordecai Anielewicz

I combattenti Ebrei furono guidati dal comandante della ZOB, Mordecai Anielewicz. Armati di pistole, granate (molte delle quali preparate in casa), qualche arma automatica e fucili, i combattenti della ZOB sorpresero i Tedeschi e il personale ausiliario durante il primo giorno di combattimenti, costringendo le forze tedesche a ritirarsi fuori dalle mura del ghetto.

Il comandate generale tedesco delle SS, Jürgen Stroop, riferì la perdita di 12 uomini, uccisi o feriti durante il primo assalto al ghetto. I

l terzo giorno di rivolta, le SS e le forze di polizia di Stroop cominciarono a radere al suolo il ghetto, edificio per edificio, per costringere il resto degli Ebrei a uscire. I combattenti della Resistenza ebraica risposero con assalti sporadici dai loro bunker, ma i Tedeschi rasero al suolo il ghetto in modo sistematico.

Soldati tedeschi puntano l'artiglieria contro un piccolo gruppo della resistenza durante la rivolta del ghetto di Varsavia

Una delle prime testimonianze di questo episodio è raccontata nel 1946 in un piccolo libro redatto da Marek Edelman, vice comandante della rivolta. “Il ghetto di Varsavia lotta” uscì quando ancora le parole Shoah e Olocausto non erano entrate nel linguaggio comune e il mondo civile non era ancora preparato a conoscere gli orrori commessi dalla Germania nazista e da chi le ha fornito quella rete di complicità che portò alla morte di sei milioni di persone.

 

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