La stretta mortale con Hezbollah
Libano, Saad Hariri si dimette

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di Giordano Stabile

Un colpo di scena. Un discorso drammatico alla tv Al-Arabiya, la voce del go- yerno saudita, in diretta da Riad. Il premier libanese Saad Hariri si è dimesso così con un atto d’accusa durissimo contro l’Iran, e il suo alleato in Libano Hezbollah. «S’immischiano negli affari degli Stati arabi, portano il caos nella regione». Poi ha spiegato il suo gesto: «Sento aria di complotto attorno a me, la stessa aria di quando è stato assassinato mio padre, la mia vita è in perico- lo». E sempre secondo AlArabiya, due giorni fa, le forze di sicurezza libanesi avrebbero sventato un attentato che come obiettivo aveva proprio Saad Hariri.

diGiordanoStabile

Giordano Stabile

L’agguato Il riferimento e all’assassinio di suo padre, Rafik Hariri, anche lui primo ministro, assassinato il 14 febbraio 2005 con una potentissima auto- bomba nel pieno centro di Beirut. I sospetti sono sempre stati rivolti alla Siria di Bashar al-Assad, come mandante, e a Hezbollah come esecutore. Un tribunale internazionale ha cercato di fare luce e messo sotto accusa alcuni esponenti del Partito di Dio ma senza una sentenza definitiva.

Rafik Hariri

Rafik Hariri

Hariri figlio sembrava però aver archiviato lo scontro sanguinoso con il movimento sciita. Alla fine dell’anno scorso ha preso la guida di un governo di 30 ministri, rappresentanti di tutte le anime politiche libanesi, compreso Hezbollah. Il suo esecutivo, arrivato subito dopo l’elezione a presidente della repubblica del cristiano maronita Michel Aoun, aveva aperto una nuova pagina, con la speranza di una piena riconciliazione fra le fazioni settarie che dal 1975 al 1990 si erano combattute al prezzo di oltre centomila morti.

Michel Aoun

Michel Aoun

Proprio il ricordo dell’immenso prezzo pagato nella guerra civile avevano spinto Hariri, a capo della parte sunnita, Aoun, leader dei cristiani, ed Hezbollah ha siglare la pace. Ma l’equilibrio è andato in frantumi sotto la tremenda pressione dello scontro regionale fra Iran e Arabia Saudita.

Il fatto che le dimissioni siano arrivate da Riad, durante un viaggio non programmato, lascia intendere la forte influenza del regno sulla decisione di Hariri, accusato dagli sciiti libanesi di essere «teleguidato» dai sauditi.

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Hezbollah

La guerra all’Isis La fine dell’Isis in Siria e Iraq, ormai imminente, sta sconvolgendo gli equilibri in Medio Oriente. Teheran in questo momento è il grande vincitore.

Ha mantenuto Assad al potere contro l’insurrezione sunnita, con l’invio di decine di migliaia di miliziani sciiti che hanno rovesciato le sorti della guerra. In Iraq la vittoria contro l’estremismo sunnita è arrivata grazie all’appoggio sia americano che iraniano al premier Haider al-Abadi. Ma le ultime mosse di Baghdad, l’offensiva contro il Kurdistan da sempre alleato degli Stati Uniti, mo- strano quanto l’Iraq sia sotto l’influenza dell’Iran e delle centinaia di miliziani sciiti addestrati da Teheran.

Mohammed bin Salman

Mohammed bin Salman

Questo nuovo equilibrio in Mesopotamia è visto come una minaccia mortale dall’Arabia Saudita. Il principe ereditario Mohammed bin Salman, l’uomo forte del regno, ha cercato di rafforzare l’alleanza con Washington e con gli altri Stati sunniti del Golfo, ma è incappato in una guerra in Yemen senza sbocchi e in una crisi con un’altra, piccola ma influente potenza sunnita, il Qatar. A questo punto non poteva che giocare la carta libanese, per cercare una controffensiva. Il Libano è nettamente diviso fra un campo filosciita, rappresentato da Hezbollah e dal presidente Aoun, che dopo averli combattuti alla fine degli Anni Ottanta si è riappacificato con i siriani, e un campo filosunnita, con Hariri in testa, ma anche alcuni leader cristiani, come Amin Gemayel e Samir Geagea. La premiership di Hariri non è riuscito a colmare il fossato.

Parlamento libanese

Il parlamento libanese

La sconfitta Il premier ha spiegato il suo fallimento con l’azione di Hezbollah che «nei decenni passati è riuscito a imporre la sua realtà con la forza delle armi dirette ai petti dei siriani e dei libanesi». «Sono andato al governo – ha continuato – con la promessa che avrei messo fine alle divisioni politiche in Libano, in base al principio dell’autodeterminazione, ma non ci sono riuscito, nonostante i miei sforzi, l’Iran continua ad abusare del Libano».

Poi, con un cambio di tono, ha promesso che «gli artigli dell’Iran sulla regione saranno tagliati». Ma per il momento dovrà lavorare ai nuovi equilibri del Libano. Il presidente Aoun, avvertito all’ultimo momento al telefono delle decisione, starebbe già lanciando le consultazioni per un nuovo esecutivo.

Nabih Berri

Nabih Berri

In ambienti sciiti si fa addirittura il nome del presidente del Parlamento Nabih Berri, uno sciita. Sarebbe una rottura impensabile della spartizione dei poteri che ha retto il Libano sin dalla sua indipendenza nel 1943: presidente della Repubblica cristiano maronita, presidente del Parlamento sciita, premier sunnita. Ma in questo momento in Medio Oriente le vecchie regole non valgono più e tutto è possibile.

(Stampa)

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