Quelle SS di Allah

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di Mario Veronesi –

Fin dall’autunno del 1942 Heinrich Himmler (1900-1945) e Gottlob Berger (1896-1975), avevano valutato la possibilità d’arruolare mussulmani, provenienti dai Balcani. Dopo l’approvazione di Hitler, l’SS-Obergruppenführer Artur Phleps (1881-1944) e Amin al-Husayni (1897-1974) Gran Muftì di Gerusalemme, amico di Hitler e di Mussolini e di molti gerarchi della Germania nazista, chiesero e ottennero dalle autorità croate-bosniache il permesso di procedere nell’operazione d’arruolamento.

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Mario Veronesi

La campagna di reclutamento fu avviata nel cuore della Bosnia facendo capo alle reti islamiste JMO e JMM, le due maggiori componenti politiche mussulmane bosniache. A Sarajevo i “Giovani mussulmani” del futuro presidente della Bosnia-Herzegovina indipendente Alija Izetbegovic, assicurano l’aflusso di nuovi volontari aprendo un attivo ufficio di reclutamento.

Il 10 febbraio 1943, si costituiva la “13a Waffen SS Gebirgs-Division der Handschar”, prevalentemente con mussulmani provenienti dalla Croazia, che al tempo includeva anche la Bosnia-Erzegovina e, in misura minore dai territori di lingua albanese. L’appellativo “Handschar” deriva dalla tipica spada turca, che venne raffigurata come simbolo della divisione.

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Per ordine diretto di Himmler, questa divisione SS ebbe dei “privilegi”, in realtà normali concessioni, per permettere a ogni mussulmano, di rispettare le prescrizioni islamiche.

Divieto, di fornire carne di maiale e alcol, sostituiti da viveri e bevande lecite alla religione islamica, concessione di praticare gli obblighi religiosi dell’Islam: “preghiera cinque volte al giorno, rivolti in direzione della Mecca, ed un inquadramento religioso: un mullà per reggimento e un imam per battaglione”.

Le reclute furono trasferite in un’area della Jugoslavia occupata dall’Ungheria, in particolare la Vojvodina, e si addestrarono su un campo di manovre che coprivano un triangolo che attraversava il fiume Sava, la città di Novi Sad e il fiume Danubio.

Di fronte ai rischi di diserzione, di ostilità da parte delle popolazioni locali e, comunque per non creare tensioni a livello politico, venne deciso che l’addestramento dell’unità sarebbe continuato nella Francia occupata, sul Massiccio Centrale, regione che in qualche modo ricorda l’orografia accidentata del rilievo jugoslavo dove la divisione avrebbe dovuto operare.

Una particolarità di questa divisione era il caratteristico fez verde. Questo tipo di copricapo, assolutamente fuori standard per l’uniformologia SS, fu espressamente autorizzato da Himmler. Un grosso quantitativo di questi fez venne ritrovato nel deposito vestiario delle SS di Dachau, quando il campo fu liberato a fine aprile 1945.

quando si arresero in Austria alle truppe inglesi.

Alla fine di gennaio 1944 la divisione era pronta per l’azione, e venne trasferita in Bosnia per partecipare subito all’operazione “Wegweiser”. L’11 aprile prese parte all’operazione “Osterei” durante la quale vennero occupate le città di Jamja, Uglievik e Priboj.

In giugno, con l’operazione “Vollmond”, (luna piena), venne impiegata in fortissimi combattimenti che ricacciarono i partigiani titini oltre la Drina. All’inizio di settembre fu trasferita nella zona di Vukovice Osmaci-Srebrenica per un periodo di riposo. Qui si verificarono numerose diserzioni, che furono in parte rimpiazzate da elementi della disciolta “23a Waffen-Gebirgs-Division der SS Kama”, il cui nome deriva dai tradizionali coltelli dei Balcani, il “kama”.

Sotto la pressione russa la divisione si ritirò a sud del lago Balaton, dove sostenne durissimi combattimenti difensivi. In questo periodo gli uomini della divisione si resero protagonisti di decine d’episodi di crudeltà contro i civili. Nel novembre del 1944 la divisione era ormai allo sbando, anche se un piccolo numero continuarono a combattere fino all’8 maggio 1945, quando si arresero in Austria alle truppe inglesi.

massacro di Bleiburg

Il massacro di Bleiburg

Successivamente consegnati e uccisi dai partigiani jugoslavi nel massacro di Bleiburg, accaduto verso la metà di maggio del 1945 immediatamente dopo la fine delle ostilità. Trentotto furono processati da un tribunale militare a Sarajevo tra il 22 e il 30 agosto 1947, tutti furono giudicati colpevoli, con dieci condanne a morte, altri a pene detentive varianti dai cinque anni e l’ergastolo. Alcuni si suicidarono, tra cui Karl Gustav Sauberzweig il 20 ottobre 1946. Si salvò solo Desiderius Hampel che visse tranquillamente a Graz, in Austria fino alla sua morte avvenuta l’11 gennaio 1981.

Da ricordare, che centinaia di appartenenti alla 13° e 23° divisione SS, partirono volontari per combattere nel 1948-49 nella guerra arabo-isdraeliana. Il governo siriano fece richiesta per il trasferimento di circa 8.000 rifugiati mussulmani bosniaci in Siria, molti dei quali si arruolarono nelle forze armate di quel paese. Si stima che circa 1.000 ex membri delle SS bosniaci mussulmani, abbiano combattuto in Palestina. Solo pochi sopravvissero al dopoguerra e ancora meno videro il sogno di assistere allo scioglimento della Jugoslavia e all’indipendenza della Bosnia nel 1992.

(Difesa)

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