Quell’infame rituale
dell’apartheid che non c’è

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di Niram Ferretti –

Si sono già allungate di molto le giornate e a fine marzo avremo nuovamente l’ora legale. E’ anche il periodo dell’Israel Apartheid Week, la settimana contro “l’apartheid” israeliano che si terrà in molte università in giro per il mondo. Primeggiano, è il caso di dirlo, i campus americani.

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Niram Ferretti

O luce della verita! O splendore! I paladini dei “diritti umani” lottano contro “l’entità sionista” a causa del suo terribile regime di segregazione razziale analogo a quello che vigeva in Sud Africa. Fanno bene. L’Iran, l’Arabia Saudita, la Corea del Nord, la Russia, il Pakistan, la Siria, la Cina, l’Egitto…possono aspettare. Non sono note settimane di protesta contro questi paesi. Figuriamoci.

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Israele è il problema. Bisognerebbe dire, l’immaginario Stato di Israele, perché l’Israele delle Apartheid Week, patrocinate dall’organizzazione politica antisionista mascherata da ONG e meglio nota come BDS, non esiste.

E’ come Lalaland, Laputa, Lilluput, Zanda. Ma loro continuano lo stesso a raccontare di questo stato immaginario in cui si praticherebbe la segregazione razziale, la violenza indiscriminata nei confronti dei palestinesi, e che sorgerebbe su un abuso colonialista nei confronti di una popolazione autoctona che avrebbe subito la pulizia etnica.

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E questa fiction violenta, discriminatoria, demonizzante nei confronti purtroppo non di uno stato immaginario, ma di uno stato autentico a cui è stato sovrapposto uno stato immaginario, è stata legittimata e istituzionalizzata, e reputata non solo valida, ma l’unica autorevole.

Combattere questo cumulo di menzogne che gridano vendetta confezionate dall’Agitprop palestinese con molteplici eco chambers in Europa e negli Stati Uniti è un compito sempre più essenziale.

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