Quell’orrore dimenticato

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di Biagio de Giovanni –

Che fare per render viva la memoria di Auschwitz a chi lo ha dimenticato? A chi, nel vuoto della disgregazione della politica cui stiamo assistendo in tutto il mondo, dove un fatto è uguale all’altro come uno è eguale a uno, immette tossine di indifferenza o addirittura di ostilità perfino verso l’ebreo scampato dal campo di sterminio? E’ un compito ancora possibile in un mondo dove la disgregazione della politica, l’inconsulto dominio della rete, il rancore diffuso a piene mani contro tutto e tutti, dove insomma tutto questo insieme di cose si trasforma in odio per ogni protagonista di qualsivoglia cosa?

Quell’

Biagio de Giovanni

Chi è sopravvissuto ad Auschwitz ha scritto: “Nessuno deve uscire di qui, che potrebbe portare al mondo, insieme col segno impresso nella carne, la mala novella di quanto ad Auschwitz, è bastato animo all’uomo di fare dell’uomo”. Chi è uscito da quell’orrore qualche volta non ce l’ha fatta a vivere la sua vita fino in fondo, dopo aver vissuto il “gregge abbietto” cui era ridotto. Per il salvato che riesce a vivere la sua vita con dignità e fermezza il rispetto e la riconoscenza sono dovuti nella loro assolutezza. Nessun alibi, nessuna riserva sulla necessità di richiamare altri stermini, altrimenti…..Si ricordi solo che ad Auschwitz si manifestò il male assoluto.

C_4_articolo_2156877_upiImageppC’è un brutto clima nel mondo, c’è un brutto clima in Italia. Dappertutto si vanno liberando forze immediate -nell’orizzonte prevalente di forze politiche di destra e di populismi di varia estrazione- che trascinano i loro istinti incolti sulla scena pubblica, complice una comunicazione ugualmente immediata che sta distruggendo la pedagogia che si formava nello spazio pubblico.

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Per combattere questo pericoloso stato di cose ci vuole l’alta politica, una politica che nasca dalle idee e lì formi il senso del proprio futuro e del futuro della società che governa. La democrazia si salva solo con una battaglia culturale capace di penetrazione e di pedagogia, ridando vita alla politica come conflitto e mediazione, non come l’arrabattarsi giorno dopo giorno in vista di non si sa di che. Così operando, le forze immediate di cui ho parlato prendono più forza perché non trovano nulla che faccia per davvero da ostacolo. Trovano un vuoto e lo riempiono loro.

(RagionePolitica.it)

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