Quell’ossessione di Lerner
per il guru ebreo sovranista

Vittorio-Robiati-Bendaud

di Alfonso Piscitelli –

A Gad Lerner non è piaciuto il successo in Italia di un libro intitolato “Le virtù del nazionalismo” di Yoram Hazony. Non è piaciuto soprattutto che il saggio di un intellettuale ebreo sia diventato punto di riferimento per gli ambienti politici e culturali di destra. Così su Repubblica ha scritto un lungo articolo di stroncatura in cui parla dei cattivi maestri che vorrebbero sdoganare “La bibbia versione sovranista”. Abbiamo incontrato il “cattivo traduttore” del saggio incriminato Vittorio Robiati Bendaud, che non è uno skinhead come potrebbe sembrare a chi legge Repubblica, ma un rabbino, fine cultore del pensiero del filosofo Maimonide e collaboratore del presidente del tribunale rabbinico del centro-nord Italia Giuseppe Laras. Robiati accoglie con una certa sorpresa le rimostranze di Lerner, ma nello stesso tempo lo ringrazia “per la pubblicità che ha fatto al libro di Hazony”

Per Lerner Hazony è il “guru dei sovranisti”, e le sue tesi (titola “Repubblica”) sono deliranti. Perché questa reazione?

Oggi c’è un problema ad accettare posizioni diverse dalla propria. La tesi che non piace viene criminalizzata. Questo è un atteggiamento che per chi ha una formazione umanistica è devastante. Lerner utilizza troppo spesso il termine di “cattivi maestri”, riferendosi ad autori di rilievo come Heiddeger, Schmitt. Vorrei ricordare che ci sono stati anche cattivi maestri collusi con l’altra grande ideologia totalitaria del nostro tempo, il comunismo.

Lerner insiste sul fatto che sono uscite recensioni-fotocopia ad elogiare il libro, quasi a parlare di un consenso per sentito dire.

Guardi io sono convinto che il libro non è piaciuto a Lerner perché è piaciuto a Giorgia Meloni; se non fosse stato pubblicamente apprezzato dalla Meloni, magari sarebbe piaciuto un po’ di più a Lerner.  Battuta a parte, a me non pare che le recensioni fatte da Corrado Ocone, da Ferraresi, la vostra stessa recensione siano state delle fotocopie.

Lerner contesta l’idea centrale che la nazione oggi sia un baluardo rispetto a poteri forti globalisti.

Gad Lerner

Lerner considera raccapricciante o ridicolo il concetto di “tribù”. Eppure ci sono sociologi illustri che ritengono positivo che ci siano legami fondamentali dell’identità. Non mi sembra che autori come Gellner o Antony Smith della London School Economics, che sono punti di riferimento per Hazony, siano dei mostri deliranti. Ci andrei più cauto in questi giudizi poco costruttivi.

Il punto è che “se uno non la pensa come te non necessariamente è Hitler”

Peraltro i tre autori citati sono tutti ebrei. Anche Salvini quando ha organizzato il convegno sull’antisemitismo al Senato a fine gennaio ha invitato un intellettuale di peso del mondo conservatore, il professor Douglas Murray. Murray è ebreo e gay. Non è esagerato farlo passare, per amore di polemica, come uno che ammicca al fascismo?

Douglas Murray

Questa ostilità preconcetta contro ogni forma di legame comunitario-nazionale non si traduce anche in ostilità nei confronti dello Stato di Israele?

Gli antisemiti per secoli hanno visto negli Ebrei i portatori di una ideologia cosmopolita oppure come troppo attaccati all’elemento particolaristico. Due accuse opposte. In realtà proprio un grande cultore del cosmopolitismo come Kant diceva cose durissime contro gli Ebrei, proprio perché non si volevano “globalizzare”. Oggi non vorrei che si stigmatizzi con la stessa foga chi cerca di rivendicare la dignità del concetto di nazione, di sovranità, di autodeterminazione.

Yoram-Hazony

Lerner però dice che il patriarca degli Ebrei, Abramo, fu un “viaggiatore” che si buttò alle spalle la terra di origine per andare oltre, libero da ogni legame.

A dire il vero il Patriarca Abramo si lasciò alle spalle la dipendenza da un grande impero come Babilonia, rifiutò di omologarsi all’altro grande impero come l’Egitto e andò verso una terra per sé e la sua discendenza tracciando anche un confine.

 

 

 

 

 

 

 

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