Queste insulse star del Bds

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Natalia Hershlang, l’attrice e produttrice israeliana naturalizzata statunitense, e meglio conosciuta come Natalie Portman

di Gerardo Verolino –

Piccoli Ovadia crescono. Non esiste solo Moni, l’ebreo che critica sempre il suo popolo e che si spinge a dire che “Israele usa l’industria dell’Olocausto a fini di propaganda”. Esistono anche tanti suoi emuli che criticando ogni giorno lo Stato d’Israele-un Paese sotto attacco da settant’anni-riscuotono l’approvazione generale dei benpensanti. Ultima in ordine di tempo Natalia Hershlang, l’attrice e produttrice israeliana naturalizzata statunitense, e meglio conosciuta come Natalie Portman che ha deciso di rinunciare a ricevere il “Nobel ebraico” cioè il “Premio Genesis” che, ogni anno viene assegnato a Tel Aviv, a chi per i risultati professionali e per la dedizione ai valori ebraici può essere d’ispirazione alle nuove generazioni di ebrei.

Gerardo Verolino 2

Gerardo Verolino

Ma la Portman ha declinato l’invito adducendo ai “recenti dolorosi avvenimenti” accaduti in Israele (si riferisce ai morti palestinesi alla Striscia di Gaza) le motivazioni della sua scelta che le impediscono di partecipare alla cerimonia “con la coscienza pulita”. Ora, ognuno è libero, anche, di criticare le scelte politiche del governo del proprio Paese.

Moni Ovadia

Moni Ovadia

Ma, trattandosi delle scelte di un governo democratico-e l’unico in quel territorio appestato da infami satrapie e proprio nel momento in cui cerca di contenere l’avanzata di 30mila palestinesi bellicosi che premono alla frontiera-la logica avrebbe richiesto un po’ di prudenza nelle dichiarazioni.

La logica avrebbe voluto anche che, prima di muovere una critica del genere che, come si sa sarebbe stata usata da chi non conosce le benché minime regole della democrazia, ci avesse riflettuto bene prima. In ogni caso, non si comprende perché abbia esteso il boicottaggio all’intera nazione nella quale può risultare sconveniente, addirittura, metter piede per ritirare un premio.

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Scarlett Johannson e la pubblicità della Sodastream

Poteva andare a Tel Aviv, che non è Baghad o Damasco, salutare il suo popolo e, magari, muovere delle critiche alla politica. Pensate se un italiano di successo all’estero, il maestro Muti ad esempio, che vive stabilmente negli Stati Uniti, venendo insignito di un prestigioso premio all’italianità, ed essendo lui in contrasto con la linea del governo in carica, rinunci, sdegnato, a venire a Roma per riceverlo.

Come minimo, i connazionali, lo avrebbero riempito di insulti e lo avrebbero accusato fino alla fine dei suoi giorni, di nutrire sentimenti anti-italiani. Ma cosa spinge la Portman a boicottare Israele?

Gene Simmons and Wolfgang Puck Host Rocktoberfest Opening Night at L.A. Live in Los Angeles on October 15, 2012

Gene Simmons

Possiamo azzardare delle ipotesi. La prima è che è più comodo accusare Israele, è politicamente corretto, e comporta meno fastidi. Additare i terroristi palestinesi, coccolati da mezzo mondo, non è facile e c’è il rischio di venire esclusi dall’inner circle degli iniziati che condividono tutti le medesime idee eliminando dal giro chi non la pensa allo stesso modo.

Nick Cave

Nick Cave

Come è capitato, nel 2014, alla sua collega Scarlett Johannson, che, a causa di una réclame pubblicitaria per la Sodastream, un’azienda israelia na di macchine per la produzione casalinga di bevande gassate, che, trovandosi a Ma’aleh Adumim una cittadina della Cisgiordania, un territorio in mano a Israele dal 1976 ma rivendicato dai palestinesi, ha dovuto subire attacchi di ogni genere dimettendosi da una famosa Ong, la Oxfam, di cui era ambasciatrice.

Bran Eno

Brian Eno

D’altronde che l’influente movimento del Bds (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) che fomenta l’odio contro Israele, “bullizzi” gli artisti che vogliono esibirsi nello Stato ebraico lo ha detto anche il noto musicista australiano, Nick Cave, che ha raccontato delle pressioni subite affinché non si esibisse a Tel Aviv, parlando anche della “pubblica umiliazione” a cui vengono sottoposti gli artisti dagli aderenti al Bds.

Roger Waters

Roger Waters

Uno dei più attivi è l’ex cofondatore dei Pink-Floyd, Roger Waters, un odiatore patentato, insieme a Brian Eno, di Israele. Anche se di fronte a tanti che si sono piegati: Elvis Costello, Laurent Hill, Bjork, Annie Lennox e i Massive Attack ce ne sono moltissimi che hanno ignorato le pressioni del Bds: Rihanna, Elton John, Lady Gaga, Madonna, Tom Jones, i Rolling Stones e lo stesso Cave. Il leader dei Kiss, onore a lui, Gene Simmons, ha ricordato ai boicottatori d’Israele che “farebbero meglio a rivolgere le loro attenzioni ai dittatori arabi”.

Ben-Dror Yemini

Ben-Dror Yemini

Mentre Ben-Dror Yemini, il giornalista israeliano, autore de “L’industria delle bugie”, ha parlato di “terrorismo intellettuale” a proposito di quegli ebrei che criticando sempre e aspramente il loro Paese permettono agli anti-semiti duri e puri di sguazzare nelle loro dichiarazioni sostenendo così i loro preconcetti anti-ebraici. Come ha fatto, purtroppo, mal consigliata, la Portman.

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