Rai1, la guerra è finita
La Memoria non deve finire

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Aprile 1945: è l’alba di una nuova era, di una nuova vita per tutti. Siamo all’indomani della Liberazione e, dai lager nazisti, iniziano a tornare i sopravvissuti. Non solo gli adulti in cerca dei loro cari superstiti, ma anche tanti bambini che hanno perso i loro genitori e verranno accolti da volontari in una tenuta agricola abbandonata. Una storia vera, raccontata ne La guerra è finita la serie in sei puntate, scritta da Sandro Petraglia con la regia di Michele Soavi, in onda su Rai1 dal 13 gennaio per celebrare il giorno della memoria il 27 gennaio.

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Coprodotta da Rai Fiction e Palomar, vede protagonisti Michele Riondino, nel ruolo di Davide, ebreo ex ingegnere sopravvissuto ai campi di sterminio, e Isabella Ragonese in quello di Giulia, figlia di un imprenditore collaboratore dei nazisti, che si adopera come volontaria per cancellare l’onta paterna.

Federico Cesari è nei panni di Gabriel, un ragazzo problematico, tra sofferenza e solitudine. «È un orfano ebreo – spiega l’attore -, già abbandonato dalla madre e senza aver mai saputo chi è suo padre, è stato deportato in Germania ma, dato il suo carattere intraprendente, è riuscito a fuggire e poi, dopo varie peripezie, è tornato in Italia.

Sandro Petraglia

Sandro Petraglia

Anche lui viene accolto insieme agli altri profughi ma, non avendo mai avuto punti di riferimento e avendo poi subito soprusi da figure autoritarie, ha difficoltà a inserirsi nel gruppo. Non digerisce le nuove regole imposte dalla convivenza. Gabriel è un impulsivo, abituato a cavarsela sempre da solo. Nonostante la ferite, è dotato di bontà d’animo e alla fine si riconcilierà con la vita».

Michele Soavi

Michele Soavi

Federico, che compie quest’anno 23 anni, già presente nei Cesaroni 4, in Tutti pazzi per amore 2 e nella webserie Skam Italia, ha iniziato la sua carriera da bambino: «Avevo 10 anni quando partecipai, per caso, a film di Pupi Avati e di Federico Moccia. Non pensavo di fare l’attore e, quando poi cominciai a frequentare il liceo, ho abbandonato i set, non potevo conciliare il lavoro con lo studio».

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Un impegno scolastico rigoroso, tanto che ora è già al quinto anno di Medicina: «Ho scelto questa facoltà perché la figura del medico ha un lato molto umano che, in qualche modo, ritrovo anche nel ruolo di attore, nel raccontare storie, nel confrontarsi con gli altri.

Certo, non sempre è facile conciliare gli impegni universitari e del set, infatti sono un po’ indietro con gli esami. A volte è anche un po’ straniante fare l’attore, quindi giocare con la fantasia, e poi tornare a concentrarsi sulla realtà in campo sanitario. In fondo, non ho ancora deciso se continuare a recitare o diventare gastroenterologo».

(Corriere della Sera)

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