Razzi su Damasco, esplode lo scherno

 

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di Pierluigi Battista

Il senatore Antonio Razzi è una macchietta che non fa più ridere, ma mette solo molta tristezza. Anche il suo nuovo compagno di selfie, Bashar al-Assad, non fa ridere, ma lui fa paura.  «Macchietta» non è un termine offensivo, perché lo stesso senatore Razzi è sembrato apprezzare vivamente l’esilarante caricatura proposta da Maurizio Crozza, quella di un politico in guerra perenne con la lingua italiana e con la cultura in genere, di un senatore che non si sa come è riuscito a entrare in un’istituzione un tempo prestigiosa come il Senato, che insomma, per quanto screditata, dovrebbe aspirare a un minimo di solennità e di rispettabilità dei suoi singoli membri. 

Pierluigi Battista

Pierluigi Battista

Ma da ieri, da quando Razzi si è appartato dalla delegazione europea in visita a Damasco e si è messo a scattare un selfie ridanciano con il tiranno siriano Assad, massacratore seriale del suo stesso popolo, e lo ha diffuso per farsi un po’ di pubblicità, da quel momento il riso si è spento, ogni ironia è inevitabilmente sfiorita, e ogni caricatura ha perduto il suo mordente.

Kim Jong-Un

Lo speciale album di dittatori di Razzi. Insieme a Kim Jong-Un

Scherzare per il gusto della battutaccia con chi ha fatto strage negli ultimi anni di oltre duecentomila civili, compresi un numero incalcolabile di bambini, contiene qualcosa non di ridicolo, ma di francamente osceno. È vero che il senatore Razzi non è nuovo a questo tipo di bravate politico-mediatiche e in passato si è persino fatto passare (non il solo, c’era anche Matteo Salvini purtroppo) come ambasciatore delle ragioni della Corea del Nord, che poi è una feroce dittatura anche se la sua scenografia di regime raggiunge vette inarrivabili di grottesco.

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Ma adesso è diverso. Adesso abbiamo ancora nitide le immagini della carneficina di Aleppo. Abbiamo ancora il sentore del gas che Assad ha sparso sullo stesso popolo siriano. La nostra grande ipocrisia è che per battere l’Isis abbiamo bisogno di un’alleanza con questo tiranno, ma almeno sarebbe il caso di non riderci su, di produrre avanspettacolo dove c’è una tragedia.

E non si capisce perché Forza Italia, se vuole mantenere un minimo di profilo serio, non prenda le distanze da un suo senatore che svilisce l’immagine di un partito che aspira a governare l’Italia. Non fa più ridere, Razzi. E ha perso il senso del limite oltre a quello del ridicolo. Il selfie con il dittatore mette solo pena, tristezza, e anche rabbia.

(Corriere della Sera)

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