Reduci

 

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di Wlodek Goldkorn

Reduce è colui che ha vissuto, sulla propria pelle, la fine di un mondo ed è sopravvissuto, per ricominciare la vita e anche per raccontare quello che gli era successo.

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Wlodek Goldkorn

Di reduci ce ne sono tanti quanti gli eventi che segnano un passaggio d’epoca: nei primi due decenni del terzo millennio, i reduci dell’11 settembre 2001, quando le torri gemelle di New York, simbolo della potenza americana caddero come se fossero edifici qualsiasi di Varsavia o Dresda durante la seconda guerra mondiale, o i reduci del Bataclan, quando scoprimmo che ballare in un locale di Parigi non è un’attività innocente, Il reduce per eccellenza della modernità poi è l’uomo (o la donna) sopravvissuto alla Shoah.

Quello che stiamo vivendo, certamente non è uno sterminio di massa dovuto a un’ideologia e un regime capace di metterla in atto né una serie di attentati terroristici di un gruppo di fanatici. Tuttavia, dopo il Covid-19 saremo fra coloro che hanno vissuto la condizione dei reduci. Cosa ci unirà ai nostri predecessori? Prima di tutto, la sensazione che sia accaduto qualcosa che andasse oltre la nostra immaginazione. E per questo non siamo oggi in grado di immaginare l’avvenire né di avere un lucido ricordo del passato di appena qualche settimana fa. La catastrofe ha spezzato il tempo e ho sospeso il presente.

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Le torri gemelle,

Soprattutto, sappiamo già oggi che nell’esperienza del reduce di una fine del mondo, c’è un lutto, difficile da elaborare perché legato al senso di inadeguatezza che porta a provare una sensazione di colpa. La catastrofe porta con sé l’arbitrarietà della morte. Molti di noi si chiederanno: perché sono sopravvissuto e per quale motivo se ne sia andato un prossimo? Non sono domande innocenti, lo sa qualunque reduce della Shoah.

Usciremo da questa vicenda con l’idea che niente è garantito e qualcuno di noi si porterà nel letto, la notte, un pezzo di pane da nascondere sotto il cuscino. Ma da reduci ne usciremo anche con una gran voglia di vivere, di abbracciarci, di stare pigiati insieme in una piazza. I reduci hanno una forza vitale enorme.

(L’Espresso)

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