“San Martino sangue d’Europa”
Varese, blitz neonazista
per la battaglia contro i partigiani

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di Andrea Camurani

Neonazisti sulla montagna dei partigiani nelle ore della commemorazione del 76° anniversario della battaglia del San Martino, combattuta tra settembre e novembre 1943 in Valcuvia tra il Gruppo militare Cinque Giornate monte di San Martino e le milizie della Repubblica Sociale appoggiate dalle guardie di confine tedesche, e considerata uno dei primi episodi della Resistenza italiana.

Andrea Camurani

Andrea Camurani

Una cinquantina di aderenti alla comunità militante dei dodici raggi «Do.Ra.» si è radunata davanti alla chiesa che sorge al culmine della montagna, appena sopra al sacrario di Duno: i neonazisti hanno deposto una corona d’alloro per «l’anniversario della vittoria» e tra le fiaccole è stato esposto uno striscione bianco con la scritta nera «San Martino sangue d’Europa».

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Da giorni le pattuglie dei carabinieri della compagnia di Luino stavano tenendo sotto controllo la zona: di anno in anno, con l’avvicinarsi della ricorrenza della battaglia del San Martino, sono attese le sortite dei Do.Ra. I militari di Cuvio hanno intercettato il gruppo: alcuni sono stati identificati e la loro posizione è ora al vaglio della magistratura, mentre lo striscione è stato riavvolto e portato a valle.

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Nel 2014 suscitò grande scalpore la posa a terra di centinaia di rune in legno, proprio sotto alla chiesa che venne fatta esplodere dalle SS col tritolo il 18 novembre del 1943 e ricostruita nel dopoguerra.

Il gruppo neonazista con base a Sumirago, nel Varesotto, fu al centro di un blitz ordinato dalla procura di Busto Arsizio nel 2017, con la polizia che sequestrò materiale di propaganda e armi bianche.

Cittadinanza onoraria a Segre a Varese

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In provincia la tensione è alta dopo la sortita fuori dal consiglio comunale di Varese che due settimane fa concesse la cittadinanza onoraria a Liliana Segre: si sfiorò lo scontro fisico con la polizia e il vicequestore vicario venne minacciato sui social network.

Pesanti le parole di Ester De Tomasi, presidente di Anpi provinciale dopo l’ultimo episodio: «Siamo costretti a fare eventi accompagnati da Digos e carabinieri, ma in un paese democratico questo non dovrebbe accadere. Ricordo le parole di mio padre, che combatté proprio qui sul San Martino. Diceva ai ragazzi delle scuole, riferendosi al fascismo: “Attenti, perché non è finita”.

(Corriere della Sera)

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