Sciarada governo

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di Ugo Volli –

Mancano solo due settimane alle elezioni politiche in Israele, ripetute dopo l’impossibilità di costituire un governo con i risultati di aprile, e la situazione non sembra affatto più chiara. I numerosi sondaggi riportano più o meno le stesse cifre. Nel confronto fra centro destra (likud, partiti religiosi, nuovo partito unificato della destra) e centro sinistra (binaco-azzurri, laburisti, estrema sinistra di Meretz alleata a Barak), il primo si colloca fra i 55 e i 58 seggi (la maggioranza è 61) e il secondo fra i 41 e i 43.

Ugo Volli 3

Ugo Volli

Il problema è che vi sono due forze fuori da questo schema: la prima, cui i sontaggi attribuiscono 10 o 11 seggi, è la lista araba unita, che è sempre rimasta fuori dalle maggioranze per sua scelta e per consenso degli altri partiti, non per la sua composizione etnica ma per la sua ideologia antisionista e spesso apertamente filoterrorista.

An Israeli flag is seen in the background as a man casts his ballot for the parliamentary election at a polling in the West Bank Jewish settlement of Ofra, north of Ramallah January 22, 2013. Israelis voted on Tuesday in an election that is expected to see Prime Minister Benjamin Netanyahu win a third term in office, pushing the Jewish state further to the right, away from peace with the Palestinians and towards a showdown with Iran. REUTERS/Baz Ratner (WEST BANK - Tags: POLITICS ELECTIONS TPX IMAGES OF THE DAY)

La seconda forza è Israel Beitenu di Liberman (9-10 seggi), che tradizionalmente apparteneva allo schieramento di destra, da cui è uscita in odio a Netanyahu e ai partiti religiosi. Esiste dunque una maggioranza di blocco contro un nuovo governo Netanyahu, che conta fra i 62 e i 65 seggi. Ma può essa tradursi in maggioranza di governo?

Per farlo dovrebbe includere i partiti antisionisti, o almeno dar loro un potere determinante di veto. Qualcuno ha avanzato delle proposte in questo senso, ma non sarà facile.

Ayman Odeh e Benny Gantz

Ayman Odeh e Benny Gantz

Oppure il Likud dovrebbe sacrificare Netanyahu, che è il suo leader (e il più grande primo ministro di Israele dai tempi di Ben Gurion). O si dovrebbe spaccare il movimento Blu e bianco, con Gantz annesso alla maggioranza del Likud e Lapid respinto all’opposizione. O Liberman dovrebbe fare un altro dei suoi vertiginosi voltafaccia. O ci dovrebbe essere una riscossa del Likud rispetto ai dati dei sondaggi, che non è impossibile perché è già avvenuta in passato. Certo l’elettorato sembra poco coinvolto nell’agitazione del quadro politico e non si può pensare a un’altra ripetizione elettorale.

E tutt’intorno a Israele si addensano le minacce di guerra. E’ un momento molto delicato, che noi da lontano possiamo solo seguire con trepidazione, sperando che lo Stato ebraico non perda la linea politica sionista che ha portato a tanti successi negli ultimi anni.

(Shalom)

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