Scoperto un terzo tunnel
Comincia la “fase esplosiva”

epa03779983 A tunnel is seen in the al-Khalidiya area of Homs, Syria, 07 July 2013. According to SANA, the Syrian army has controlled 70 percent of the Khalidiya area after fierce battles with rebels. Government troops, backed by Hezbollah militiamen, launched a wide-scale attack on rebel-held areas in the central province of Homs. The offensive prompted the UN High Commissioner for Human Rights to express fears for the civilians trapped in the area.  EPA/STRINGER

Scoperto un terzo tunnel realizzato dagli Hezbollah

di Giordano Stabile –

Israele scopre un terzo tunnel al confine con il Libano e l’operazione Scudo del Nord entra nella sua «fase esplosiva», mentre anche l’Unifil ammette che il «caso è serio» e gli Stati Uniti chiamano il presidente Michel Aoun per disinnescare la crisi. A una settimana dall’annuncio dell’offensiva per eliminare le gallerie di attacco di Hezbollah genieri continuano a esplorale la zona di frontiera con l’aiuto di una tecnologia basata su onde microsismiche sviluppata dai centri di ricerca militari. E così che ieri hanno individuato un nuovo tunnel, «non ancora operativo e che non pone una immediata minaccia». Le ricerche richiederanno ancora tempo ma nei prossimi giorni dovrà cominciare l’opera di demolizione, la più delicata perché va a impattare nel territorio libanese.

Giordano Stabile 2

Giordano Stabile

Nei giorni scorsi l’esercito israeliano ha avvertito con sms gli abitanti del villaggio di Kafr Kila, dove c’è l’ingresso della prima gallerie, che le loro case potrebbero essere danneggiate dalle esplosioni. L’annuncio ha fatto salire la tensione e sabato si è sfiorato l’incidente quando i militari dello Stato ebraico sono stati tratti in inganno dagli spari in aria durante una festa di matrimonio e hanno tirato a loro volta colpi di avvertimento.

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Il problema principale è però il secondo tunnel, a Ovest di Kafr Kila, perché si trova in una zona dove non c’è la barriera al confine e l’esercito israeliano e quello libanese si trovano faccia a faccia.

Per questo l’analista militare Hamos Arel parla di «fase esplosiva» in arrivo e una delegazione delle Forze armate, guidata dal generale Aharon Haliva, è andata a ieri Mosca per discutere con i colleghi russi.
Israele vuole che Mosca faccia pressione su Beirut e Damasco per evitare incidenti e dietro le quinte si muovono anche gli Stati Uniti. Lo ha rivelato ieri il presidente libanese Aoun.

Michel Aoun

Michel Aoun

Washington lo ha chiamato per tranquillizzarlo e spiegare che «Israele non ha intenzioni ostili». Il leader dei Paesi dei Cedri, alla prese con una crisi di governo che dura da sei mesi, ha ribadito che «neanche il Libano ha intenzioni ostili» e prende le questione «sul serio». Le dichiarazioni sono arrivate dopo un incontro con il comandante della missione Unifil, generale Stefano Del Col, al palazzo presidenziale di Baabda, sulle colline di Beirut. Le autorità libanesi, ha precisato, «risponderanno quando le indagini dell’Onu saranno concluse».

Hassan Nasrallah,

Hassan Nasrallah,

Il Libano, in piena crisi finanziaria, ha bisogno di tutto tranne di una guerra. Aoun ha insistito che Beirut «rispetta la risoluzione dell’Onu 1701» che invece «Israele continua a violare». Ma non ha alzato i toni né nei confronti di Israele né nei confronti di Hezbollah. Il Partito di Dio è un alleato essenziale nel suo tentativo di rafforzare le strutture dello Stato, a partire dalle Forze armate, senza far saltare i precari equilibri settati.

Sulla stessa linea sembra anche il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah, che ha tenuto finora un profilo basso, ha limitato la presenza dei miliziani al confine per non imbarazzare l’Unifil né il governo, e ha lasciato il campo libero all’esercito libanese.

WhatsApp_Image_2018-12-05_at_14.49.57_2_0-640x400L’operazione Scudo del Nord sembra averlo colto di sorpresa e questo aspetto è stato sottolineato ieri dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. Hezbollah «pagherà un prezzo inimmaginabile», ha avvertito, se reagirà all’azione dei militari: «Sapevamo che stavano scavando i tunnel e abbiamo pianificato la nostra operazione – ha spiegato -. Tutto procede secondo i piani ma la cosa più importante è essere pronti a una forte reazione se Hezbollah dovesse commettere l’errore di colpirci».

(Stampa)

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