Se a Yom Kippur tutto si ferma
a Sukkot tutto prende vita…

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La sera di domenica 13 ottobre è iniziata la festa di Sukkot che termina una settimana dopo, la sera di domenica 20 ottobre. Come ha scritto il Jerusalem Post la settimana di Sukkot è un momento speciale: stranamente al di fuori di Israele è probabilmente una delle festività meno celebrate dagli ebrei, giungendo poco dopo Rosh Hashanà, il capodanno ebraico, e Yom Kippur, che viene osservato da quasi tutti gli ebrei di tutte le correnti.

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In Israele, invece, Sukkot è una delle festività più visibili. A Yom Kippur tutto si ferma; a Sukkot tutto prende vita. Molti ebrei anche non religiosi costruiscono la tradizionale capanna a cielo aperto, e questi tabernacoli di svariatissime fogge e dimensioni si possono incontrare ovunque, dalle case private ai ristoranti, hotel, ospedali, luoghi di lavoro e basi militari. Sono capanne costruite a ricordo dei tempi in cui i Figli d’Israele vagarono nel deserto per 40 anni dopo l’esodo dall’Egitto, e le origini della festa si trovano nel Libro del Levitico della Bibbia.

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Ecco perché in Israele si vedono enormi condomini dove ogni appartamento ha almeno un “balcone da sukkà (capanna)”, cioè un’area senza tetto in modo che quelli che consumeranno i loro pasti dentro la propria sukkà possano intravedere il cielo attraverso il tetto di materiale vegetale prescritto dalla tradizione.

In effetti, Israele è l’unico paese in cui vengono costruite abitazioni dotate di rifugi antimissile ma anche di un’area a cielo aperto dove gli abitanti possono costruire una capanna temporanea per ricordare la fragilità della vita.

(Israelenet)

 

 

 

 

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