Se n’è andata, la Zarina del Corriere

Giulia Maria Crespi

di Niram Ferretti –

Se ne è andata, a 97 anni, tra i suoi monumentali Canaletto e altre preziosità, Giulia Maria Crespi, grande dama della haute bourgeoisie milanese, e nota ai più per essere stata la Fondatrice del FAI e la sua presidente. Ma fu anche altro, proprietaria del Corriere della Sera negli anni della contestazione studentesca e sincera estimatrice di quella aria intrisa di sprangate, morti, molotov, di giovanilità rude e scalmanata, che piaceva tanto anche a una sua cara amica, Camilla Cederna. Tutto un vento che portava novità, anche se in modo un po’ impetuoso.

Niram Ferretti

Nel salotto della Zarina Crespi a Corso Venezia, in quegli anni, il suo Rasputin si chiamava Mario Capanna. Lui non aveva doti taumaturgiche, ma incarnava insieme ai suoi accoliti, il futuro che avanzava svelto e che la Crespi voleva si introducesse anche al Corriere della Sera.

Mario Capanna.

Era un futuro che non piaceva a Indro Montanelli, il quale, in seguito, lasciò il giornale dopo 37 anni di carriera. Le aveva scritto già nel 1965, alla Zarina (così da lui chiamata )per dirle: “A volere che il \”Corriere\” resti il \”Corriere\” ci siamo soltanto noi che lo facciamo. E che continueremo a farlo, sulla linea del \”Corriere\”, piaccia o non piaccia ai suoi amici. Finché ci saremo. Lei, si capisce, può liberarsi di noi. E per quanto mi riguarda, io le metto a disposizione fin d\’ora il mio posto, dove del resto mi trovo a disagio […] Badi, però, i suoi poteri si limitano a questo: mandarci via. Ma non ha quello di farci fare il giornale che piacerebbe ai nostri nemici. Perché lei, cara Giulia Maria, è la proprietaria del \”Corriere\” ma non è la nostra padrona. Rifletta su questa distinzione, perché ho l\’impressione che lei non l\’afferri bene. Ed è strano, per una persona che professa idee \’progressive’\”.

Giulia Maria Crespi, Piero Ottone, Indro Montanelli

Sarebbe rimasto fino al 1973, quando la sua incompatibilità con la linea assunta dal giornale si rese insostenibile.

Della sua uscita di scena dal giornale la Crespi, in una recente intervista dava la sua versione totalmente omissiva e deformata.

“Siamo stati amici. Poi più nulla. Sparì senza una ragione apparente. Quando licenziammo Spadolini e annunciammo la nomina di Ottone, Montanelli andò fuori dalla grazia di Dio. Sentiva come un affronto che nessuno avesse chiesto il suo parere. Gli parlai al telefono. Fu gelido. E definitivo”.

Probabilmente lei era convinta che le cose fossero andate in questo modo. Per il FAI si è data molto da fare ottenendo risultati assai apprezzabili. Si fosse dedicata solo a questo.

 

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