Se questa è una donna
L’orrore dell’Iran

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di Mattia Feltri –

All’alba degli anni Venti una donna iraniana si ribella e urla la sua libertà, e si strappa il velo davanti a un mullah che la stava rabbiosamente invitando a sistemarselo meglio. .

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Cent’anni dopo siamo ancora lì. Ora questa donna è molto meno sicura e solo un po’ più libera, ma lasciamo perdere cose più grandi di noi. Bisognerebbe ricordare le donne iraniane degli anni Venti, ma del secolo scorso, del Novecento, quelle dell’Association of patriotic women che si strappavano il velo in piazza per urlare la loro, di libertà, e a metà degli anni Trenta ottennero dallo scià il diritto al capo scoperto

Farrokhroo Parsa

Farrokhroo Parsa, ministro dell’educazione in Iran nel 1968

Ogni tanto bisognerebbe andare su Internet a guardare le foto delle donne iraniane prima della rivoluzione teocratica del ’79, con le loro minigonne, i loro bikini, i sandali, gli shorts, le acconciature accattivanti, verrebbe da dire l’intero armamentario occidentale, se non fosse che l’Iran ebbe il suo primo ministro donna nel ’68, otto anni prima dell’Italia, che dunque a un certo punto progredì e diventò un po’ iraniana.

Nasrin Sotoudeh

Nasrin Sotoudeh

Il Guardian ha dato notizia delle dimissioni di tre giornaliste della tv di Stato, stanche di raccontare menzogne di regime.Un pensiero va sempre a Marjane Satrapi, finita in carcere per una vignetta, o a Nasrin Sotoudeh, avvocatessa dei diritti umani e perciò condannata a trentatré anni di reclusione e a tante altre che, sempre di più e sempre più spesso, salgono alla prima fila della protesta perché, nell’oscena dittatura maschilista della sharia, le grandi vittime sono loro. Non servirà a nulla, ma per una volta dico #metoo.

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