Senza jilbab non sei nessuno

Silvia Aisha Romano

di Gerardo Verolino –

Quando non si sa che dire, buttiamola in caciara. Se ci irrita ascoltare che Silvia Romano, la giovane cooperante rapita in Kenya diciotto mesi fa e rilasciata, da poco, dietro un riscatto pagato a un gruppo jihadista, che è accusata, da tanti commentatori liberi, di fare il tifo, a causa del suo abito, per i suoi carcerieri che appartengono al fondamentalismo islamico e sono seminatori di morte, buttiamola sul sessismo che è sempre una buona arma di distrazione di massa. Confondiamo le idee alla gente. Diciamo che che c’è una destra becera e incolta che addita le donne perché le ritiene inferiori e le vede solo come un mero oggetto del desiderio legato ad un immagine della donna sempre in giarrettiera da commedia pecoreccia anni 70.

Gerardo Verolino

Facciamo passare l’idea che Silvia Romano, non è oggetto di un’analisi critica per i suoi comportamenti a dir poco sconvenienti, come ripresentarsi in patria con la veste dei suoi sequestratori per omaggiare l’Islam radicale, ma che è vittima della macchina del fango di quella destra rozza fascio-salviniana, che trova un facile bersaglio nel prendere di mira le dddonne, sole, libbbere e indifese.

È un vecchio trucco che funziona sempre. Peccato che quelli che accusano la destra di attacchi sessisti e misogini verso le donne sono gli stessi che definiscono la moglie dell’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, “un’escort di lusso”.

Donald e Melania Trump

Per aver adombrato e diffuso questa maldicenza, anzi questa calunnia, due giornali inglesi, il “Dayl Mail” è il “Mail Online” sono stati condannati da un giudice nella causa intentata dalla signora Trump a risarcimento pari a 150 milioni di dollari dopo essersi scusati pubblicamente con lei. Ma, non importa.

Nella mente piena di preconcetti e di ostilità verso l’America e il presidente Trump di quei militanti della sinistra italiana per cui gli americani sono sempre e solo degli yankee imperialisti, la signora è una puttana a priori. Che Melania sia una escort è il luogo comune che piace ai giovani de sinistra pronti a fare la rivoluzione proletaria dal tinello di casa.

Non può che essere una puttana una che sposa un personaggio orrido come Trump, a sua volta oggetto di derisione e di scherno collettivo. Se Michelle Obama (che va salvata perché nera e afro-americana) per loro, è la brava madre di famiglia che coltiva l’orto della Casa Blanca, la signora Trump, nell’orto, va solo per prendere determinati ortaggi.

Michelle-Obama

Ma è in Italia che l’odio sessista della sinistra ipocrito-moralista si è manifestato in tutta la sua forza e la sua tracotanza, in questi anni, attraverso il volto e il corpo di Mara Carfagna. L’esponente politico di Forza Italia, secondo la vulgata dei salotti radical-chic, è una che ha fatto carriera solo per la sua avvenenza fisica e per determinate ‘prestazioni” offerte al Cav. La sua pagina Facebook, a causa del clima d’odio, è, da sempre, zeppa di insulti che vanno da “culo sudicio” a “marchettara”. Nella capitale, le malelingue, dopo aver sposato il costruttore Mezzaroma, giocano sul cognome del marito e dicono che “si è fatta mezza Roma”.

Gli attacchi sessisti nei suoi confronti sono di vecchia data e provengono dallo stesso ambiente della sinistra giustizialista. Sul blog di Beppe Grillo, per esempio, nel 2013,  a causa dell’esorbitante numero di accuse a sfondo sessista che riceve, un giudice è costretto ad aprire un fascicolo d’inchiesta. A

nche, di recente, dopo, l’esclusione dalla lista delle Europee di Forza Italia, sui social le hanno scritto di tutto. Da “non si inginocchia più per il nano” a “è passata al partito liberi e anali”; è ancora da “è passata alla lista dei casini” a “crea un nuovo partito con Cicciolina”, per citarne alcuni.

Sabina Guzzanti è stata condannata per aver diffamato Mara Carfagna con 40mila euro per dei danni morali

Ma l’insulto a sfondo sessuale più famoso lo riceve una sera del 2008 a piazza Navona quando, l’icona della sinistra girotondina, la comica Sabina Guzzanti, la Simone de Beauvoir di Trastevere, ad una manifestazione contro il Cavaliere dice: “Non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi.

Ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t’ha succhiato l’uccello”. Applausi scoscianti del pubblico e femministe mute. Anzi, risate a crepapelle. Alla faccia della solidarietà femminile.

Nessuna Zanardo o Dacia Maraini o Luisella Costamagna che spende una parola in sua difesa. Sei non sei di sinistra, filo-islamista, anti-capitalista (a parole), pacifista, terzomondista, se non fai parte della cerchia degli eletti, se non indossi il jilbab, non sei nessuno.

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