Sharansky, il capitano pazzo
e questi giorni del Coronavirus…

 

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di Giorgio Linda –

Ho ricevuto oggi sui social un video in cui il politico, scrittore , matematico e noto dissidente  Natan Sharansky  dispensa cinque consigli per superare lo stress da coronavirus lockdown .

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Giorgio Linda

Fidatevi–ricorda con acre ironia- sono un esperto perché in URSS ho passato nove anni in prigione, metà dei quali in isolamento. I consigli di Sharansky mi hanno riportato alla memoria un episodio familiare.

Anatoly Sharansky (Natan Sharansky), Israeli politician and author, pictured with a copy his book 'Fear No Evil', a memoir about his trial and imprisonment, 11th July 1988. (Photo by Express Newspapers/Getty Images)

Natan Sharansky

Nel 1942  un mio zio , alpino, fu inviato a combattere sul fronte russo , ma da quando il brusco voltafaccia badogliano lo trasformò da alleato in nemico fu rinchiuso per i rimanenti due anni nel Lager polacco di Sanbostel. Durante quel periodo, annotò con micrografia, su un’agenda minuscola , un diario che si decise a pubblicare nel 1993. In esso diario rammenta di essersi imposto di tenerlo aggiornato , di fare esercizio fisico e di curare , nei limiti del possibile, il proprio aspetto.

Giovannino Guareschi

Giovannino Guareschi

Ebbene , martedì 14 marzo 1944 annota: “da qualche giorno abbiamo nel Lager uno scrittore; dicono sia una personalità nel campo della Resistenza, un gran patriota: Giovannino Guareschi. Ci confermano che è un uomo eccezionale. Promette spassosi trattenimenti , conferenze piacevoli , suscitanti ilarità ma anche meditazioni di gran conforto per la nostra desolante esistenza.

In Italia-dicono- ha collaborato con i migliori giornali umoristici, di critica alla sinistra e anche “destra” eccessivamente prepotenti e dittatoriali”. Curiosamente, questa annotazione dello zio  ha un suo pendant nel “Diario clandestino” pubblicato da Guareschi nel 1950 per Rizzoli.

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Dopo averlo definito mio zio , con bonomia, in altre pagine come il Capitano Pazzo, nel capitolo   “  Ginnastica” , datato 28 aprile 1944, così lo tratteggia : “ Il capitano, davanti alla sua baracca, esegue flessioni, torsioni, piegamenti ,circonduzioni, e l’estrema serietà della quale impronta ogni movimento, e la dignità del suo corpo alto e ben costruito, e la fissità dei suoi occhi da mosaico bizantino, danno alla pratica sportiva il sapore di uno strano rito.

Tutte le mattine il capitano fa ginnastica davanti alla baracca , e ogni mattina gente si ferma a guardarlo. Gente scuote il capo, allarga le braccia, commenta: “Ma chi è quel pazzo?” “Chi glielo fa fare?” “Perché?” . Sono irritatissimi e parlano con acredine . Qualcuno non riesce a controllarsi e si avvicina aggressivo : “Hai forse paura di ingrassare?”

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