Soleimani nel mirino…

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di Daniel Mosseri –

Da quando Donald Trump ha pubblicamente riconosciuto che Gerusalemme è la capitale di Israele, annunciando che l’ambasciata degli Stati Uniti sarà spostata da Tel Aviv alla Città Santa, da Gaza è ripreso lo stillicidio di missili verso il sud dello Stato ebraico. Nello spazio di tre settimane e mezzo, oltre 40 fra colpi di mortaio e razzi qassam sono stati esplosi dalla Striscia controllata da Hamas.

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Daniel Mosseri

Eppure le Israeli Defense Forces si guardano bene dall’avviare una controffensiva massiccia. Le ragioni sono molteplici: l’oggettiva difficoltà di azione a Gaza dove i jihadisti di mille sigle diverse lanciano i razzi a partire da abitazioni private; il danno di immagine sul piano internazionale che Israele ricava ogni volta che si difende da Hamas; e, non ultima, anche la rinnovata alleanza fra il principale movimento islamico e l’Iran. Nella Repubblica islamica le proteste di piazza sono in ripresa: fra donne che si tolgono il velo, dimostrazioni contro il carovita, arresti e uccisioni di manifestanti, il regime khomenista vive una fase di difficoltà. E da parte sua, scrive il quotidiano Haaretz, Israele non ha interesse a che l’opinione pubblica internazionale distolga lo sguardo dai guai degli ayatollah.

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Avigdor Lieberman

Al di là delle accuse del ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman secondo cui l’Iran avrebbe fornito a gruppi salafiti di Gaza il materiale per la fabbricazione di missili, il governo di Benjamin Netanyahu non contrattacca, lasciando spazio alla Casa Bianca. Su twitter Donald Trump ha scritto che «in Iran è tempo di cambiare. Nonostante il disastroso accordo [sul nucleare] strappato all’amministrazione Obama, l’Iran sta fallendo a ogni livello.

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La rivolta in Iran

II grande popolo iraniano è stato oppresso per troppi anni, gli iraniani hanno fame di cibo e libertà. Oltre che dei diritti umani, sono stati spogliati della loro ricchezza».

Messa in sordina un’azione militare contro Gaza, la ritrovata intesa sull’asse fra Washington e Gerusalemme passa invece dalla luce verde che in queste ore la Casa Bianca avrebbe concesso agli israeliani per uccidere il generale iraniano Qassem Soleimani. Citando il quotidiano del Kuwait Al-Iarida, il giornale israeliano scrive che oggi «esiste un’intesa israelo-americana secondo cui Soleimani rappresenta una minaccia agli interessi dei due paesi nella regione».

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Qassem Soleimani

Il militare è alla testa delle Forze Quds, il braccio operativo all’estero dei Guardiani della Rivoluzione, elemento portante del regime khomeinista.

L’ok di Trump all’omicidio mirato di Soleimani rappresenta un’inversione a 180 gradi in politica estera. Tre anni fa l’intelligence israeliana sarebbe stata sul punto di eliminare Soleimani con l’ausilio di un veicolo carico di esplosivo nei pressi di Damasco ma l’amministrazione Obama avrebbe avvisato l’Iran, facendo fallire l’operazione. Anche Mohammad Reda Falah Zadeh, secondo in comando fra i militari iraniani attivi in Siria, sarebbe finito nel mirino degli 007 israeliani con il benestare di Donald Trump.

 

(Libero)

 

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