“Startup nation”, cuore d’Israele

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di Enrico Marro –

Con le sue 4.750 nuove aziende tecnologiche censite nel 2016 da Dun e Bradstreet, Israele si conferma la “Startup nation” celebrata dall’omonimo saggio di Dan Senor e Saul Singer, dedicato al miracolo economico di Tel Aviv.  Grazie a una spesa in ricerca e sviluppo al top a livello globale (pari al 4,25% del Pil contro il 2,8% degli Usa), il giovane e piccolo Stato ebraico con i suoi otto milioni e mezzo di abitanti controlla quasi un centinaio di società quotate al Nasdaq.

Enrico Marro

Enrico Marro

Cybersicurezza, mobilità e droni, isettori trainanti della Silicon Wadi, l’area hi-tech vicino a Tel Aviv, sono quelli della cybersicurezza (con aziende del calibro di Check Point e Cyber Ark), dei sistemi di mobilità senza autista (Mobileye), della navigazione stradale (Waze), dei droni (Airobotics, Arbe Robotics e Flytrex), ma anche la water technology, il fintech, il food tech, la robotica e l’intelligenza artifidale (tra l’altro con la suggestiva Cortica, startup che applica sofisticati sistemi di analisi dei big data alla prevenzione del crimine richiamando la “polizia predittiva” di Minority Report). il risultato è che il 45%delle esportazioni israeliane è rappresentato da prodotti e servizi tecnologici ad alto valore aggiunto.

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Finanziamenti e incentivi I fattori che hanno portato Israele a essere la “startup nation” per definizione sono tanti. Si va dal know-how tecnologico militare all’immigrazione di cervelli degli anni Novanta dall’ex Unione Sovietica, da un’ottima scolarizzazione (metà della forza lavoro è laureata) a un tasso di disoccupazione inferiore al 4%, da una crescita annua del prodotto interno lordo che oscilla fra il 13%e il 14%, a un debito pubblico a livelli nordeuropei (circa 1160% del Pil). Ma soprattutto l’ecosistema israeliano è costruito su una combinazione potentissima di enormi finanziamenti e generosi incentivi fiscali. Sul fronte venture capital, nel solo 2017 le società tecnologiche con la stella di David hanno raccolto ben 5,2 miliardi di dollari, con round medi di finanziamento pari a oltre 7 milioni.
Tra quotazioni in Borsa e acquisizioni, il valore delle exit l’anno scorso ha toccato i 23 miliardi di dollari, alcune delle quali in grande stile, come quella di Mobileye (leader dei sistemi di controllo per veicoli senza autista) acquisita nel marzo 2017 da Intel per 15,3 miliardi.

imagesSgravi fiscali  Gli incentivi israeliani sono numerosissimi, in particolare per le aziende che investono capitali, creano occupazione e sono attive nella ricerca.
Uno dei pilastri dell’attrattività è la “Law for Encouragement of Capital Investments”, in vigore dal lontano 1959 ma continuamente aggiornata (l’ultima volta nel 2016), che prevede sia finanziamenti che sgravi fiscali.
Gli incentivi sono rivolti ad aziende stabilite in Israele, con almeno il 25% delle vendite all’estero, e prevedono un contributo pari al 20% degli investimenti in acquisto di terreni, impianti fissi e strutture produttive (il 30% nell’area meridionale del Negev).

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Gli sconti fiscali distinguono tra società prioritarie (quelle industriali, con una quota di export almeno pari al 25%), prioritarie speciali (simili ma di grandi dimensioni e con robusti investimenti in ReS), tecnologiche e tecnologiche speciali, abbattendo la normale corporate tax del 25% a un range che oscilla, a seconda dei casi, tra il 5% e il 12 per cento. La tassa sui dividendi scende dal 30% al 20%, ma crolla al 4% per le imprese tecnologiche nel caso di residenti all’estero, mentre gli incentivi per gli investimenti in ReS prevedono la deduzione integrale delle spese.

Benjamin Netanya

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Ricerca e sviluppo  Sul fronte della ricerca e sviluppo, inoltre, esistono svariati programmi speciali dell’Autorità per l’Innovazione (un ramo del ministero dell’Economia), rivolti in particolare alle multinazionali. Chi apre un incubatore tecnologico viene finanziato all’85% dallo Stato, ma conserva il 50% delle quote della società, mentre le imprese industriali che decidono di investire in un “Innovation Lab” per favorire lo sviluppo tecnologico vengono finanziate al 33% (al 50% nelle zone periferiche) con un tetto di 1.4. milioni di dollari.
Tra i vari programmi di supporto alla ricerca universitaria applicata all’industria vanno ricordati Magnet e Sofar. Il primo sostiene la formazione di consorzi di ricerca finanziando per una durata da tre a cinque anni sia il budget degli atenei (al 100%) che delle imprese (al 60%).

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Nofar invece sovvenziona i progetti congiunti di trasferimento tecnologico tra università e industria al 90% del budget, fino a oltre 180mila dollari, ma a un patto: che al termine del lavoro vengano ottenuti risultati concreti, con la commercializzazione di una tecnologia innovativa. Numeri. Nel 2016 Sono state censite 4.750 nuove imprese hi-tech

Successi globali La cybersicurezza di guida autonoma dagli 007 israeliani. Leader dl mercato. Mobileye è stata acquisita per 15,3 miliardi di dollari da Intel nel 2017 La regina delle «exit» Con i 15,3 miliardi di dollari pagati da Intel nel marzo 2017 per acquistarla, Mobileye rappresenta la maggior exit della storia per una startup hi-tech israeliana. Fondata nel 1999 a Gerusalemme da Amnon Shashua, la società leader dei sistemi di controllo per veicoli a guida autonoma ha messo in piedi partnership con oltre 25 costruttori mondiali tra i quali Bmw, Volvo, Opel, RenaultNissan, Hyundai e Kia.

mmmLa tecnologia di Mobileye si basa su un’unica sofisticata videocamera attorno alla quale “girano” numerosi software in grado di identificare forme (come veicoli o pedoni) e texture (segnali stradali). Dal 2016 la società è quotata alla Borsa di New York Quotata al Nasdaq La società ha 3.500 dipendenti e sedi di sviluppo e ricerca in Usa e Svezia

xAI-800x450.jpg.pagespeed.ic.yq8xfDLduoFirewall  Nata nel 1993 vicino a Tel Aviv, Check Point è una delle maggiori società di cybersicurezza. Pioniera nel settore dei firewall e dei Vpn, la società, quotata al Nasdaq, ha 3.500 dipendenti e sedi di ricerca e sviluppo in California, Svezia e Bielorussia. L’idea di un’azienda specializzata nella cybersicurezza venne a uno dei tre co-fondatori, il programmatore Gil Schwed, mentre svolgeva il servizio militare nella famosa Unità8200 dell’intelligence israeliana, una delle migliori al mondo nella decrittazione di codici. Tra le acquisizioni della multinazionale vanno ricordate quel la di Zone Labs, Protect Data, Nokia Security Appliances e Dynasec

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Cortica  L’AI che «legge» i pensieri criminali e Analisi dl baYdata. Fondata nel 2007 a Tel Aviv, Cortica sviluppa sistemi di intelligenza artificiali per piattaforme autonome di diversi settori, in particolare automotive, sanità e difesa. Le tecnologie si basano sul funzionamento del cervello umano e ora l’azienda sta sperimentando un sistema che ricorda quello della “polizia predittiva” di Minority Report, il romanzo di Philip Dick diventato nel 2002 un film di Spielberg. Con l’uso di algoritmi in grado di analizzare i big data registrati da migliaia di telecamere di sorveglianza, il sistema riesce a rilevare anomalie espressive e comportamentali degli individui tipiche di chi sta per commettere un crimine, cercando di “anticipare” un delitto prima che avvenga.

NellaSilicon Wadi, area vicino a Tel Aviv, si concentrano le startup dell’Hi tech. Nel 2016 nell’intero Paese sono state censite 4.750 nuove società tecnologiche. II Governo di Israele spende il 4,25% del Pil in ricerca e sviluppo.

(Sole 24Ore)

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