Stato di diritto e Stati teocratici

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 di Aurelio Anselmo*

Il recente ritiro degli U.S.A. dall’accordo nucleare del 2015 con l’Iran ha riportato l’attenzione mondiale sul difficile rapporto tra le democrazie occidentali, basate sullo stato di diritto, ed i regimi teocratici mediorientali, dove le norme religiose prevalgono su quelle giuridiche, per cui l’individuo non è soggetto giuridico ma oggetto di esercizio del potere, in mano a chi lo detiene.

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Aurelio Anselmo

In questi regimi, con la giustificazione della “sharia over all”, sono limitati, per non dire soppressi, tutti i diritti, e sono garantiti solo se finalizzati alla realizzazione degli obiettivi che il regime si propone, per cui, in primo luogo le libertà, anche quelle elementari e fondamentali, poste a tutela della soggettività dell’individuo, non trovano posto e tutela giuridica, nella medioevale concezione che chi detiene il potere non incontra limite alcuno per imporlo sulla collettività, caratteristica comune a tutti i regimi non democratici.

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In tale contesto, primariamente, viene limitato, se non addirittura abolito, ogni diritto di libertà dell’individuo, ogni tutela nei suoi confronti, ogni manifestazione di dissenso, sotto ogni forma, di manifestazione del pensiero, di stampa, dei social media.

Sotto questo aspetto purtroppo l’Iran degli Ayatollah, nella recente ricorrenza del 40° anno della Rivoluzione e del rientro di Khomeini, si è distinto in negativo per la repressione del dissenso.

Da notizie frammentarie risulta che nel 2018 a seguito dell’ondata di proteste sono state arrestate, per lo più in modo arbitrario, oltre 7.000 persone tra manifestanti, giornalisti, studenti, ambientalisti, operai, difensori dei diritti umani, attiviste per i diritti delle donne e delle minoranza, sindacalisti e avvocati, tra i quali Nasrin Sotoudeh, celebre difensore dei diritti umani, arrestata nel giugno 2018.

Philip Luther

Philip Luther

“Il 2018 passerà alla storia come l’anno della vergogna in Iran – ha dichiarato in una nota ufficiale (https://www.amnesty.it/iran-repressione-dissenso-amnesty-denincia) Philip Luther, direttore delle ricerche di Amnesty International sul Medio Oriente e l’Africa del Nord –Per tutto il tempo le autorità hanno cercato di ridurre al silenzio ogni forma di dissenso, inasprendo la repressione ai danni dei diritti alla libertà d’espressione, di associazione e di manifestazione pacifica e compiendo arresti di massa di manifestanti. L’impressionante numero di arresti, condanne e sentenze alla fustigazione, rivela fino a che punto estremo le autorità sono arrivate pur di sopprimere il dissenzo pacifico.”

Le persone conducono i loro affari al Gran Bazar di Teheran,

Il Gran Bazar di Teheran

Ebbene, mi pare che non si possa procrastinare oltre il tentativo di obbligare i regimi che violano ogni elementare diritto, anche di convivenza pacifica, con gli idonei strumenti, diplomatici ed economici, per costringere tali paesi, che violano i diritti fondamentali dell’individuo, a fare i conti con la stragrande parte dei paesi mondiali, in cui l’individuo è posizionato al centro dell’attenzione della pubblica autorità, dell’ordinamento giuridico, tutelato nella sua libera esistenza, in ogni sua forma.

Mi pare che allo stato lo strumento più idoneo sia quello di convocare Conferenze internazionali, che richiamino l’attenzione di tutti i paesi su tali problemi al fine, a poco a poco, di poter concludere accordi e trattati che tutelino l’individuo, e così la collettività internazionale, e garantiscano la pacifica convivenza tra i popoli.

La Conferenza di Varsavia sull’Iran

La Conferenza di Varsavia sull’Iran

In tal senso credo che la recente convocata Conferenza di Varsavia sull’Iran abbia richiamato all’attenzione mondiale il comportamento, allo stato a dir poco equivoco, e sicuramente non conciliante e collaborativo, di tale Stato teocratico, nei confronti della comunità mondiale civilizzata, in cui l’individuo è da tempo ormai soggetto di diritto, garantito, in tutte le sue manifestazioni, dall’ordinamento costituito, e la sua esistenza non è subalterna alla realizzazione di scopi e fini statali, che eventualmente non condivida.

Da tali consessi dovrebbero quindi scaturire, poi, dei veri e propri trattati giuridici, vincolanti per le parti che li sottoscrivono, a garanzia e tutela dei più elementari diritti umani e di libertà in particolare.

*Presidente della Associazione di Amicizia Ialia-Israele di Palermo

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