Sulle note di Sion

barenboim

di Giuseppe Crimaldi –

Che cosa unisce Lenny Kravitz, Gustav Mahler,Vladimir Horovitz e George Gershwin? Provate a indovinare. Antico, moderno e contemporaneo. Il segreto è sicuramente nelle note. Ma quegli spartiti, freschi o ingialliti che siano, parlano non solo la lingua universale della Musica (quella con la emme maiuscola), ma anche di una cultura: quella ebraica. Ebrei. Sì, ebrei. Magari tedeschi, statunitensi, russi, polacchi: ma ebrei.

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La musica è da sempre una componente della vita e della cultura ebraica. Impossibile decifrare l’ebraismo escludendo la poesia musicale insita anche nelle preghiere che si recitano da sempre nelle sinagoghe o nei salmi recitati in casa, durante le festività più solenni. Quando la parola si fa musica e diventa talvolta preghiera, allora c’è un musicista ispirato.

In attesa che battano almeno un colpo di tamburello gli iraniani, i siriani di Assad, gli yemeniti, somali, libici, algerini; attendendo una sola nota intonata dei fanatici islamici dell’Isis, noi occidentali che amiamo Israele e la cultura ebraica continueremo ad ascoltare solo ed esclusivamente vera e buona Musica. L’elenco è lunghissimo, e ci limiteremo solo ad un estratto essenziale di cultura artistica da pentagramma. Felix Mendelsson. Yehudi Menuhin. Benny Goodman. Daniel Barenboim. Daniel Oren. Izhak Perlman. Ashr Fisch. Vladimir Horowitz. Gustav Mahler. Non vi basta ancora? Allora sappiate che anche il rock e il pop parla ebraico: da Lenny Kravitz a Bette Midler.

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Un pentagramma con la Magen David, con la gloriosa Stella di Davide. Dall’altra parte della barricata c’è chi (i  fanatici islamici)  dopo aver sgozzato il curatore archeologico di Palmira – il professor Khaled Asaad, uomo di cultura, buono e generoso – avrebbero tanto desiderato di arrivare in Occidente per finire il lavoro che il gran muftì di Gerusalemme aveva tentato di iniziare: la polverizzazione dell’ebraismo. E della Cultura (quela con la c maiuscola).  La potenza irruente del bello e del buono ha dalla sua la mano di Dio. C’è un capitolo della Shoah che in pochi conoscono.

horowitz E’ quello della persecuzione dei musicisti ebrei, dei “non ariani”. Al di là delle ragioni assurde dell’ideologia totalitaria, il risultato evidente è stato un impoveimento del panorama musicale germanico, privato della possibilità di ascoltare la musica di artisti come Felix Mendelssohn (per fortuna sua, già morto all’epoca degli eventi), di Gustav Mahler o  Franz Lehar (il compositore ungherese de La vedova allegra, “colpevole” di aver sposato un’ebrea).  Meditate gente.. meditate

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Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi

Giuseppe Crimaldi, giornalista