Sull’onda della speranza

mostra Aliya Bet Migranti clandestini della nave Dov Hoz durante la protesta nel porto di La Spezia, aprile-maggio 1946 Dall?album di Yehuda Arazi, Haganah History Archives, Tel Aviv

di Natalia Distefano –

In viaggio dall’Italia destinazione Israele La mostra Aliya Bet con le foto dal ’45 al ’48 Al Museo Muza – Eretz Israel di Tel Aviv è stata visitata da migliaia di persone per un anno e mezzo, ora la mostra “Dalla terraferma alla terra promessa: Aliya Bet dall’Italia a Israele, 1945-1948” arriva a Roma con la curatela di Rachel Bonfil e Fiammetta Martegani, da domani al 13 gennaio alla Casina dei Vallati, ed ha in fondo il sapore di un ritorno a casa.

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Perché racconta la storia di quei sopravvissuti alla Shoah che attraversarono l’Europa, tra il 1945 e il 1948, per arrivare in Italia e partire dall’ultimo tratto di «terraferma» del continente verso la «terra promessa»: ovvero dalle nostre sponde verso il nascente Stato d’Israele. Sta tutto nel titolo e in quel «aliya bet» che riunisce due parole ebraiche dense di significato.

Con «aliya» si indica il movimento di ritorno (letteralmente «salita») del popolo ebraico verso i luoghi d’origine, mentre «bet» sta per l’iniziale di «bilti-legali», ossia illecito, come le trentaquattro navi che salparono illegalmente dalle coste di Monopoli, La Spezia, Civitavecchia con a bordo oltre ventunomila reduci dai campi di sterminio nazista.

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La mostra, composta da una settantina di scatti, a distanza di settant’anni ha affrontato la rotta al contrario, da Tel Aviv a Roma. Simbolicamente e in alcuni casi anche letteralmente. Come per la sezione dedicata alla Capitale, che raccoglie le testimonianze fotografiche di una città post bellica quasi inedita, con gli studi di Cinecittà trasformati in centri d’accoglienza per migliaia di ebrei in attesa di poter finalmente salpare per Israele. La memoria riportata alla luce dalla mostra, vo- luta dalla Fondazione Museo della Shoah e realizzata da C.O.R., è dunque più che mai una memoria collettiva.

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E insieme la storia del popolo israeliano e dei tanti italiani che in quegli anni accolsero e diedero sostegno ai rifugiati. Come Enrico Levi, il primo dei capitani coraggiosi al comando dei pescherecci clandestini che sfidarono il mare e il Mandato britannico della Palestina, che all’epoca vietava ai profughi l’ingresso nel paese.

Le immagini raccontano poi la solidarietà dei cittadini, le scuole fasciste trasformate in orfanotrofi e la complessa macchina di quella che fu una vera e propria epopea: dal passaggio a piedi sulle Alpi all’acquisto e preparazione delle navi, fino alla traversata e l’arrivo a destinazione. Infine il ritratto dei due protagonisti artefici di questa incredibile impresa: Ada Ascarelli Sereni e Yehuda Arazi.
• «Dalla terraferma alla terra promessa: AliyaBet dall’Italia a Israele, 19451948» è il titolo della mostra  alla Casina dei Vallati, in via del Portico d’Ottavia 29, con ingresso libero lino al 13 gennaio. Orari: dalla domenica al giovedì dalle 10 alle 17, venerdì dalle 10 alle 13. Info: 06.68805806, www.museode Ilashoah.it

 ( Corriere della Sera)

 

 

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