“Takiyya”, la dissimulazione
Il grande bluff della Lega Musulmana

A delegation of Muslim religious leaders at the gate leading to the former Nazi German death camp of Auschwitz, together with a Jewish group in what organizers called “the most senior Islamic leadership delegation" to visit the former Nazi death camp, in Oswiecim, Poland on Thursday Jan. 23, 2020. The interfaith visit comes on International Holocaust Remembrance Day, just days before the 75th anniversary of the Jan. 27, 1945, liberation of the death camp by Soviet forces. (American Jewish Committee via AP)

di Magdi Cristiano Allam –

Il Giorno della Memoria  in cui si commemora la Shoah, l’Olocausto di 6 milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti, ha coinciso con il 75esimo anniversario della liberazione del campo di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa sovietica.
Probabilmente l’evento più significativo delle celebrazioni è stata la visita al campo di Auschwitz del Segretario Generale della Lega Musulmana Mondiale, Muhammad bin Abdul Karim Al-Issa a capo di una delegazione di 62 esponenti islamici, tra cui 25 autorità religiose, provenienti da 28 Stati.

Magdi C Allam

La Lega Musulmana Mondiale ha sede alla Mecca, il principale luogo di culto sacro dell’islam, ed è l’istituzione con cui l’Arabia Saudita promuove l’islamizzazione del mondo intero, affidandone la gestione ad un proprio cittadino. C’è una foto che immortala la storica visita di Al-Issa all’ingresso di Auschwitz con alle spalle la scritta “Arbeit Macht Frei”, Il lavoro rende liberi. Al suo fianco c’è David Harris, Presidente dell’American Jewish Committee, la più antica associazione ebraica americana impegnata nella difesa degli ebrei e di Israele, che ha promosso l’evento.

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Si tratta della prima volta in assoluto che una personalità islamica e una delegazione islamica di tale livello rendono omaggio al luogo simbolo della Shoah. Le autorità islamiche hanno pregato, prostrandosi in direzione della Mecca, con alle spalle il monumento commemorativo dell’Olocausto degli ebrei. In un intervento Al-Issa ha detto: “Essere qui, tra i figli dei sopravvissuti dell’Olocausto e membri delle comunità ebraiche e islamiche, è sia un dovere sacro che un profondo onore”.

È del tutto evidente che l’iniziativa di Al-Issa fa parte di una più ampia strategia dell’Arabia Saudita volta sia ad accelerare lo sviluppo del Regno nell’era del post-petrolio, affidandosi agli Stati Uniti e all’Occidente, sia ad allacciare dei rapporti con Israele per consolidare un fronte militare contro l’Iran, il suo principale nemico nell’area del Golfo e in Medio Oriente.
Ma resta il fatto fondamentale e dirompente di una iniziativa che, su un piano più specificatamente religioso, sembra prendere le distanze da ciò che Allah prescrive nel Corano e da ciò che Maometto ha detto e ha fatto contro gli ebrei.

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Il Corano è un testo che legittima la condanna a morte degli ebrei e dei cristiani:
«Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo e siano soggiogati». (9,29)
«Dicono i giudei: “Esdra è figlio di Allah”; e i nazareni dicono: “Il Messia è figlio di Allah”. Questo è ciò che esce dalle loro bocche. Ripetono le parole di quanti già prima di loro furono miscredenti. Li annienti Allah (…)” (9, 30)
«O voi che credete, non sceglietevi per alleati i giudei e i nazareni, essi sono alleati gli uni degli altri. E chi li sceglie come alleati è uno di loro. In verità Allah non guida un popolo di ingiusti”. (5, 51)
Durante le cinque preghiere quotidiane obbligatorie, i musulmani ripetono per diciassette volte al giorno la “Fatiha”, la Sura Aprente del Corano, in cui condannano di miscredenza e come nemici dell’islam sia gli ebrei, indicati come “coloro che sono incorsi nella tua ira”, sia i cristiani indicati come “coloro che vagano nell’errore”.

coranoCosì come Maometto è stato personalmente l’artefice della strage della tribù ebraica dei Banu Qurayza nel 627 a Medina. Tra i 600 e i 900 ebrei maschi adulti furono decapitati e Maometto decapitò personalmente i capi della tribù ebraica dei Banu Qurayza. Le donne e i bambini furono rapiti, venduti e sfruttati come schiavi sessuali. Maometto definì gli ebrei “scimmie” e “maiali”.

Mi chiedo se sia concepibile che la visita di Al-Issa ad Auschwitz, in aggiunta a significare la mano tesa ad Israele e agli ebrei di oggi, possa significare una presa di distanza dalla realtà profondamente antiebraica del Corano e di Maometto. Ebbene dobbiamo escludere categoricamente che un musulmano possa rinnegare il Corano e Maometto, a maggior ragione non lo potrebbero rinnegare i sauditi, il cui Re si considera orgogliosamente “Custode dei due principali luoghi di culto sacri dell’islam”, le Grandi Moschee della Mecca e di Medina.

251F344100000578-2929971-image-m-7_1422457127874Ecco perché si deve concludere che i sauditi e gli islamici a loro legati stanno mentendo. Non dimentichiamo che mentire ai “miscredenti”, intesi come tutti i non musulmani, è legittimato da Allah nel Corano ed è stato praticato da Maometto.

Nel versetto 16,106 si legittima la “takiyya”, la dissimulazione: «Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto – eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore – e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile». Allah arriva al punto di legittimare al musulmano di rinnegare Allah stesso “se è costretto” per sconfiggere i miscredenti e far vincere la causa dell’islam.
Se gli islamici fossero sinceri nella loro denuncia dell’Olocausto degli ebrei perpetrato da Hitler, dovrebbero denunciare anche la strage degli ebrei perpetrata da Maometto. Ma non lo faranno mai perché significherebbe rinnegare l’islam.

 

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