Tel Aviv, no di Huldai
alla piazza divisa per uomini e donne

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la parte del muro del pianto che separa gli uomini-dalle donne in preghiera

 di Elena Loewenthal –

Piazza Rabin è il grande cuore di Tel Aviv. Si chiamava piazza “Re d’Israele” prima del 4 Novembre 1995, quando qui si consumò il terribile assassinio del Primo Ministro per mano di un fanatico ebreo. Qui di sera il palazzo del Municipio si tinge a seconda delle occasioni: il due di giugno prende il nostro tricolore, ma nel novembre del 2015, all’indomani della strage del Bataclan, divenne la bandiera francese. In mancanza di ricorrenze, si può usare come schermo gigante per giocare a Tetris.

Tel Aviv, Israele il monumento alle vittime dell'olocausto in Piazza Rabin

Il monumento alle vittime dell’olocausto in Piazza Rabin 

Nella piazza antistante, forse la più grande di Israele, ci sono spesso grandi manifestazioni di massa. Ultimamente ha cantato qui Netta, reduce dalla vittoria a Eurovision.  In questi giorni piazza Rabin è al centro di una polemica che sta coinvolgendo il Paese e non poca opinione pubblica ebraica nel mondo.

Due blocchi in opposizione frontale, per un dibattito che va ben al di là della circostanza specifica: il comune di Tel Aviv, ma

Ron Huldai

Ron Huldai

soprattutto il suo attivissimo sindaco Ron Huldai – la cui famiglia ha preso il cognome dal kibbutz Hulda da cui è originaria, baluardo del socialismo collettivista sionista in cui il sindaco è cresciuto insieme, fra gli altri, anche ad Amos Oz – non hanno concesso la piazza per una manifestazione organizzata dalla comunità ortodossa dei Lubatvitch.

Rebbe Menachem Mendel Schneerson

Menachem M.Schneerson

Che per festeggiare come ogni anno il loro “Messiah in the Square” – un’immensa riunione in memoria del Rebbe Menachem Mendel Schneerson, mancato nel 1994 – avevano chiesto la pubblica piazza con la condizione di porvi una divisione per separare gli uomini dalle donne. Di imporre cioè alle donne di sedersi in un’area separata e chiusa, per assistere all’evento intitolato quest’anno “Fede, Gioia, Redenzione”.

Per l’ebraismo ortodosso, infatti, la mehitzah, la separazione fisica fra i sessi, è un imperativo in ogni occasione collettiva, lieta e non: non a caso ai matrimoni ortodossi si vedono gli uomini che ballano fra di loro, non con le donne. «In nessun evento pubblico è ammessa una segregazione di genere» ha annunciato il Sindaco, spiegando che a questo proposito la comunità Lubavitch è stata irremovibile.

ortodossa dei Lubatvitch

«Ma come» si domandano indignati gli ebrei osservanti tanto in Israele quanto in Diaspora, «proprio a Tel Aviv che appena qualche giorno fa era invasa dal gay pride? Dove sta la libertà? Questa sì che è emarginazione!». Ma Tel Aviv e il suo sindaco ultra-liberal non ammettono deroghe proprio alla libertà di essere quello che si è senza dover scendere a patti con la delimitazione del proprio spazio fisico e mentale. Con il risultato di indebolire l’immagine di Tel Aviv come città aperta a tutti.

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