Terza Intifada
Non lupi solitari

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La madre di Adiel Koman, ucciso con una serie di pugnalate al torace, prega davanti alla bara del figlio

 di Fiamma Nirenstein –

Dopo che Israele ha seppellito altri due ragazzi di vent’anni, Zvi Daus e Nethaniel Kahalani che un terrorista palestinese ha investito insieme ad altri tre lungo una strada a sud ovest di Jenin (due sono all’ospedale in condizioni molto gravi); mentre le truppe israeliane al confine con Gaza facevano saltare per aria altre due gallerie costruite giusto per far entrare ancora e ancora terroristi dentro Israele; ieri è stata la volta di sangue spillato con la lama di un coltellaccio.

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Fiamma Nirenstein

Una guardia davanti al Muro del Pianto, il più ovvio fra i luoghi simbolici di Israele, è stata assalita e colpita al petto e al ventre, ed è morta per le ferite; il terrorista è stato inseguito e ucciso, si tratta di Abed el Rahman, 27 anni, sposato con due figli, ispirato dalla magnifica opportunità di ammazzare un ebreo presso la Spianata delle Moschee. È ora di smettere di parlare di «lupi solitari»: si tratta sempre dell’incitamento palestinese.

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Abed el Rahman

La strategia terroristica dei palestinesi è di massa, conta migliaia di morti, si accanisce sulla sovranità ebraica, spera di terrorizzare non alcune persone, ma un popolo intero inducendolo alla fuga per liberare l’Ummah islamica.

Questa scelta, nutrita di precetti religiosi legati alla Jihad, ha contagiato secondo la loro intenzione l’intero mondo musulmano, ed è questo il compito principale che si è data: non costruire uno stato, che i palestinesi hanno rifiutato per tre volte nonostante includesse Gerusalemme; non sedersi a un tavolo dei colloqui per discutere la nuova proposta di Trump ma avvalersi di una continua minaccia di sangue, praticandola giorno dopo giorno e facendola balenare come l’unico orizzonte possibile.

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Zvi Daus, Adiel Kolman e Nethaniel Kahalani

Il terrorista che ha accelerato sui corpi di cinque soldati di leva che camminavano sul bordo della strada e ha anche fatto marcia indietro per schiacciarli bene era un giovane di Barta’a vicino a Jenin, Alaa Kabha, 26 anni, un prigioniero di sicurezza rilasciato, ora in prigione.

Un lupo che perde il pelo ma non il vizio. I «lupi» sono una massa affamata. Solo nel 2017 ci sono stati 1300 attacchi privi di un supporto organizzativo, e l’anno prima 2200.

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Gerusalemme Vecchia, la caccia all’uomo dopo l’attentato

Evidentemente la polizia ha imparato quest’anno come scoprirli prima che vadano all’attacco, ma non abbastanza. Kabha si pregia di aver condotto l’attentato per i cento giorni della dichiarazione di Trump, gli anniversari non mancano, e si può essere sicuri che essi verranno tutti celebrati da Fatah e da Hamas insieme al «sacrificio» o al coraggio dei terroristi, e in carcere essi riceveranno uno stipendio. Se uccisi, lo riceverà la loro famiglia. Fatah e Hamas incitano a uccidere e a essere uccisi, il terrore è l’unica arma malamente nascosta da strumenti diplomatici che di fatto seguitano a coprire il terrore e a foraggiarlo.

  (Giornale)

 

 

Fiamma Nirenstein

Dopo che Israele ha seppellito altri due ragazzi di vent’anni, Zvi Daus e Nethaniel Kahalani che un terrorista palestinese ha investito insieme ad altri tre lungo una strada a sud ovest di Jenin (due sono all’ospedale in condizioni molto gravi); mentre le truppe israeliane al confine con Gaza facevano saltare per aria altre due gallerie costruite giusto per far entrare ancora e ancora terroristi dentro Israele; ieri è stata la volta di sangue spillato con la lama di un coltellaccio.

Una guardia davanti al Muro del Pianto, il più ovvio fra i luoghi simbolici di Israele, è stata assalita e colpita al petto e al ventre, ed è morta per le ferite; il terrorista è stato inseguito e ucciso, si tratta di Abed el Rahman, 27 anni, sposato con due figli, ispirato dalla magnifica opportunità di ammazzare un ebreo presso la Spianata delle Moschee. È ora di smettere di parlare di «lupi solitari»: si tratta sempre dell’incitamento palestinese. La strategia terroristica dei palestinesi è di massa, conta migliaia di morti, si accanisce sulla sovranità ebraica, spera di terrorizzare non alcune persone, ma un popolo intero inducendolo alla fuga per liberare l’Ummah islamica.

Questa scelta, nutrita di precetti religiosi legati alla Jihad, ha contagiato secondo la loro intenzione l’intero mondo musulmano, ed è questo il compito principale che si è data: non costruire uno stato, che i palestinesi hanno rifiutato per tre volte nonostante includesse Gerusalemme; non sedersi a un tavolo dei colloqui per discutere la nuova proposta di Trump ma avvalersi di una continua minaccia di sangue, praticandola giorno dopo giorno e facendola balenare come l’unico orizzonte possibile. Il terrorista che ha accelerato sui corpi di cinque soldati di leva che camminavano sul bordo della strada e ha anche fatto marcia indietro per schiacciarli bene era un giovane di Barta’a vicino a Jenin, Alaa Kabha, 26 anni, un prigioniero di sicurezza rilasciato, ora in prigione.

Un lupo che perde il pelo ma non il vizio. I «lupi» sono una massa affamata. Solo nel 2017 ci sono stati 1300 attacchi privi di un supporto organizzativo, e l’anno prima 2200. Evidentemente la polizia ha imparato quest’anno come scoprirli prima che vadano all’attacco, ma non abbastanza. Kabha si pregia di aver condotto l’attentato per i cento giorni della dichiarazione di Trump, gli anniversari non mancano, e si può essere sicuri che essi verranno tutti celebrati da Fatah e da Hamas insieme al «sacrificio» o al coraggio dei terroristi, e in carcere essi riceveranno uno stipendio. Se uccisi, lo riceverà la loro famiglia. Fatah e Hamas incitano a uccidere e a essere uccisi, il terrore è l’unica arma malamente nascosta da strumenti diplomatici che di fatto seguitano a coprire il terrore e a foraggiarlo.

(Giornale)

 

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Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein

Giornalista