Torino, il Manifesto dei cento
contro l’università antisionista

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di Ilaria Dotta –

“All’Università di Torino si dibatte e si mostrano  documenti falsi contro lo Stato di Israele, diffondendo analisi e informazioni menzognere su sionismo, nazismo e su presunte forme di apartheid da parte degli israeliani. II tutto nell’indifferenza generale”. A denunciarlo, con una lettera aperta indirizzata al rettore Gianmaria Ajani, sono oltre cento intellettuali, giornalisti e politici che hanno deciso di mettere nero su bianco la loro indignazione dopo essere venuti a conoscenza di una serie di incontri organizzati al Campus Einaudi da centri sociali e gruppi di militanti solidali con il popolo palestinese.

Ilaria Dotta

Ilaria Dotta

L’ultimo episodio risale allo scorso 24 gennaio quando, proprio a ridosso della Giornata della Memoria, alcuni attivisti si erano riuniti per un seminario autogestito sullo «sfruttamento della Shoah da parte di Israele».

Sergio Rovasio

Sergio Rovasio

«Quanto sta accadendo da tempo in alcune aule dell’Università di Torino di cui lei è rettore – si legge nel documento – non può più essere sottaciuto». L’iniziativa è promossa da Emanuel Segre, esponente della comunità ebraica torinese, e Sergio Rovasio, coordinatore a Torino del Partito Radicale.

Emanuel Segre

Emanuel Segre

In meno di 24 ore hanno raccolto l’adesione di nomi di spicco come Giuliano Ferrara, Angelo Pezzana, Franco Debenedetti, Marco Cappato, Pier Franco Quaglieni e molti altri.«Durante gli incontri Israele è stato presentato come un Paese razzista, suprematista e genocidario – spiega Rovasio -. Il rettore ha più volte dichiarato che avrebbe vigilato per evitare il ripetersi di simili eventi, eppure queste iniziative continuano a trovare spazio nelle aule».

Gianmaria Ajani

Gianmaria Ajani

I firmatari della lettera chiedono un confronto con Ajani. «Speriamo che ci riceva nei prossimi giorni», dice Rovasio, che nel frattempo continua a raccogliere adesioni da tutta Italia. Secca la risposta dei vertici dell’Ateneo. «L’Università non è uno spazio privato, un’azienda in cui chi entra deve presentarsi con un tesserino o fornire le credenziali – sottolinea Ajani -. E uno spazio aperto, pubblico. II che ha molti vantaggi, perché è un luogo di confronto democratico, però ha anche alcuni svantaggi, come in questo caso. Si tratta – precisa – di eventi non autorizzati dall’Ateneo».

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Impossibile, secondo il rettore, impedirne lo svolgimento. «Tutto quello che possiamo fare è avvisare chi di dovere affinché non si verifichino scontri e disordini. E poi, continuare a segnalare la nostra presa di distanza da queste iniziative».

Ma per i firmatari della lettera non è abbastanza. «Chiediamo che si prendano le necessarie misure affinché in Università non si svolgano seminari organizzati da collettivi di estrema sinistra che hanno come unico obiettivo la criminalizzazione dello Stato Ebraico. Chiediamo che, al limite, si garantisca quantomeno il contraddittorio

(Corriere della Sera)

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