Torino Pride, la Lega richiede
al sindaco Appendino e al M5S
di dissociarsi da Bds e antisionismo

La sindaca di Torino, Chiara Appendino (2D), con gli assessori Francesca Leon, Marco Giusta, Paola Pisano e Federica Patti partecipano al corteo in occasione del Piemonte Torino Pride 2018, 16 giugno 2018. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

La sindaca di Torino, Chiara Appendino (2D), con gli assessori Francesca Leon, Marco Giusta, Paola Pisano e Federica Patti

 Il neo assessore regionale Fabrizio Ricca, capogruppo leghista in  Sala Rossa e segretario cittadino del Carroccio, ha chiesto  nuovamente all’organizzazione e all’amministrazione pentastellata di Torino prendere posizioni su coloro che al Torino Pride invitano al boicottaggio ed alla protesta contro Israele.

ricca-candidato-009

Fabrizio Ricca

«Ancora nessuna presa di distanza da parte degli organizzatori del Pride sulle posizioni aspramente antisioniste espresse dalle organizzazioni LGBT palestinesi invitate a sfilare. Un troncone del corteo che si annuncia dichiaratamente nato per boicottare i Pride che si svolgono in Israele e un testo che gran parte dei Cinque Stelle torinesi hanno firmato in cui si chiedono di aprire i porti e, sostanzialmente, di aprire alla legalizzazione della poligamia e dalla poliandria. Sono queste alcune premesse del Pride – dichiara Fabrizio Ricca – Se la richiesta di diritti diventa mera ricerca della provocazione, del conflitto e della discriminazione nei confronti degli altri, non si sta facendo un buon lavoro per la propria comunità».

index 2

«Per questo motivo torniamo a chiedere una presa di posizione seria e ufficiale agli organizzatori contro le posizioni antisioniste rivendicate da associazioni che loro stessi hanno invitato all’evento e chiediamo anche alla maggioranza che siede in Comune di spiegare alla collettività quali sono le sue posizioni in merito a poligamia, poliandria e apertura indiscriminata delle frontiere, visto che ha sottoscritto un documento in cui si chiede di riconoscere legalmente il ‘poliamore’ e di aprire gli Stati alla libera circolazione delle persone», conclude Ricca.

(NuovaSocietà)

 

Condividi