Tra le sardine antisemite

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di Filippo Sammarco –

Spinto dalla curiosità sono andato a vedere da dentro la grande manifestazione delle sardine a piazza San Giovanni. Mi trovavo a Roma per motivi diversi da quell’evento. Ma avendo tempo libero nel pomeriggio ho deciso di andare a vedere e toccare con mano questo movimento che da settimane attira l’attenzione dei media e della società civile. Ed ora sento l’esigenza di testimoniare quello che ho sentito ed ho provato in quella piazza.

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Filippo Sammarco

E non voglio soffermarmi sul palco concesso alla ragazza palestinese, una figura che con “l’assenza di odio” invocata er sbandierata dalle sardine, non ha alcuna familiarità. Anzi che fa dell’odio la principale ragione di vita. Come dovrebbe sapere tutto il mondo occidentale e le persone per bene, e come ben sa, sulla sua pelle, il popolo d’Israele.

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Sui palcoscenici non è la prima volta che questo accade. Dalle risoluzioni Onu, ai profughi Unrwa, alle prese di posizione del Consiglio dei diritti umani. Sappiamo bene come vanno avanti le cose. Quello che mi ha più turbato, invece, è stato ascoltare i discorsi della gente, i capannelli spontanei formatisi ovunque in piazza dove si discuteva di politica, di economia, di Europa e di partiti politici. Uno di questi gruppetti discuteva di Ebrei. E si condannavano quegli ebrei che votano formazioni politiche di destra. Dicevano avrebbero dovuto ricordarsi dei campi di concentramento, prima di votare a destra. E dicevano, questi ebrei che votano a destra abitano tutti in Piazza Navona. In definitiva Piazza Navona  è tutta degli ebrei.

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Nibras, la sardina che tifa Hamas

Se dal palco li puoi vedere e riconoscere, in mezzo alla folla è più difficile. Il germe dell’antisemitismo non era presente solo sul palco. L’ho visto anche tra i partecipanti di un movimento che ha fatto della lotta al clima d’odio uno dei suoi punti principali. Erano un guppetto certo. E qualcuno mi farà notare che si tratta di una percentuale infinitesimale rispetto al totale dei presenti. Una percentuale non rappresentativa della variegata popolazione che ha riempito quella piazza. Mele marce che possono essere ovunque. Vero, forse.Però era palpabile un filo rosso che li univa col palco, col pensiero del palco.

Personalmente mi sono reso conto, col tempo, che per riuscire a farsi un’idea delle persone, situazioni, gruppi organizzati e non, una delle cartine tornasole è vedere come si rapportano con Israele e gli ebrei. Come si rapportano, come ne parlano e come criticano. Se la critica diventa antisemitismo, allora è violenza, allora è fascismo. Allora queste persone, gruppi, situazioni non mi appartengono. Ed è quello che ho provato nel mare di sardine.

 

 

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